Al momento c'è un punto interrogativo, nel percorso provvisorio della sesta tappa del giro d'Italia 2019. Se scomparirà dipende solo dall'amministrazione comunale che governa la città. Perchè per ospitare la partenza di una tappa della carovana rosa occorrono circa 30.000 euro, e questi soldi al momento non sembrano essere nella disponibilità dell'Ente. Ma le indiscrezioni che vedono Cassino come protagonista della storica kermesse che prenderà il via l'11 maggio sembrano rafforzarsi sempre di più.
Nella giornata di ieri una carovana di circa venti moto del giro d'Italia ha attraversato il centro della città martire: non certo un caso, ovviamente. A confermare che qualcosa "bolle in pentola" è stato nei giorni scorsi il consigliere delegato allo sport Carmine Di Mambro, che ha spiegato: «Al momento non c'è nulla di certo, ma l'idea sarebbe quella di far partire una tappa del giro dalla città martire la mattina seguente all'arrivo in una città lontana non più di 50 chilometri da noi e dare lo start alla Carovana rosa.
I costi? Tutt'al più bisognerà finanziare qualche iniziativa collaterale, ma il resto sarà tutto a carico della Federazione ciclistica, compreso il rifacimento delle strade». Ovviamente non è così.

Ecco chi paga
I costi - il regolamento a tal proposito è chiaro - sono esclusivamente a carico dei comuni che ospitano partenze e arrivi del giro d'Italia. Per ciò che concerne il Giro d'Italia è tutto affidato alla contrattazione privata. Gli enti locali si rapportano direttamente con Rcs Sport che organizza la kermesse rosa. D'altra parte la ragione è evidente: a differenza della Francia, ad esempio, non c'è una tariffa uguale per tutti, ma gli accordi variano, e parecchio da comune a comune.
Alcuni esempi: Molfetta e Frosinone che hanno ospitato una partenza, nel recente passato, hanno pagato 30.000 euro, come Montenero di Bisaccia. Reggio Emilia, però, per un arrivo e una partenza ha messo sul piatto 200.000 euro; Tortona ha speso 60.000 euro.

Allo start il 16 maggio?
Sul portale online "Spazio Ciclismo" dove è pubblicato il calendario provvisorio del giro d'Italia si legge esplicitamente che Cassino, però, potrebbe perdere l'opportunità di avere la partenza del giro d'Italia. «Sarà Fucecchio - si legge - ad ospitare l'arrivo della seconda tappa, dopo la quale ci si sposterà a Vinci, per celebrare i 500 anni dalla morte del natìo genio rinascimentale Leonardo. Da lì, attraverso Empoli, Certaldo e in Senese (Poggibonsi e Colle Val d'Elsa) si arriverà a Orbetello, da dove si dovrebbe ripartire successivamente in direzione del Lazio (si parla dei Castelli Romani, forse Frascati), dove ripartirebbe anche la tappa successiva. Dopo questa tappa laziale non ancora definita, si parla di una ripartenza da Cassino, anche se l'Amministrazione Comunale non sembra essere in grado di finanziare questo evento e questo fatto potrebbe far tornare in gioco la Campania e la Basilicata».

E i debiti?
La domanda che sorge spontanea dunque è: «Com'è possibile che il Comune di Cassino, che nel mese di maggio sarà in pieno dissesto (si parte dal primo gennaio) abbia risorse da investire per una iniziativa certamente lodevole ma non di primaria importanza? Allora non è vero che i soldi non ci sono? E tutti i debiti che hanno portato al default? Come è possibile che ora Cassino addirittura possa essere candidata ad ospitare una tappa del giro? Interrogativi ai quali D'Alessandro risponde laconico: «Io come sindaco non sono stato contattato dall'organizzazione e comunque, nel bilancio stabilmente riequilibrato che andremo ad approvare, le priorità saranno esclusivamente sociale, manutenzione e lavori pubblici. Dunque per le infrastrutture possiamo anche garantire, ma non abbiamo altri soldi da investire in merito».
D'Alessandro si dice impossibilitato a stanziare qualsiasi somma, però, spiega «se gli imprenditori, gli albergatori e tutti gli sponsor ai vari livelli vogliono contribuire...». Sta a loro, insomma, fare in modo che la città non perda l'opportunità facendo scomparire quel punto interrogativo dalla sesta tappa del 16 maggio che parte dalla città di San Benedetto e arriva a quella di Padre Pio. Insomma, ci serve un miracolo.