Inchiesta Cucchi bis, ieri in aula accuse pesanti all'Arma: Stefano fu pestato all'interno della Compagnia "Roma Casilina". Una ricostruzione che avrebbe aggravato anche la posizione di Alessio Di Bernardo (originario di Sesto Campano ma residente a Venafro) in forza alla caserma di Cassino dieci mesi circa prima della sospensione decisa dal Comando Generale dell'Arma, in attesa del giudizio. Parole choc, quelle pronunciate dal pm Musarò che, all'inizio del processo, ha spiegato: «Lo scorso giugno Tedesco, uno dei tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, ha presentato una denuncia contro ignoti alla procura della Repubblica di Roma: deposizioni in cui Tedesco chiama in causa Mandolini – afferma il pm – dicendo che fin dall'inizio era stato notiziato dell'accaduto. Chiama in causa anche Di Bernardo e D'Alessandro, indicandoli come gli autori del pestaggio di Cucchi avvenuto presso la Compagnia Casilina; chiama in causa pure Nicolardi, affermando che sicuramente in corte d'assise sapeva tutto».

Parole ferme, quelle del pm Musarò, che poi si sofferma anche sulla «scomparsa dei verbali». «Fu un'azione combinata», avrebbe messo nero su bianco a giugno Tedesco. Un racconto (fornito ieri dalle maggiori agenzie di stampa) in cui si parla di spinte, schiaffi e discussioni. Persino di «un calcio in faccia (o in testa) a Cucchi mentre era già sdraiato a terra».
Sarebbe stato lo stesso Tedesco a cercare di bloccare quella violenza. «Almeno il mio sacrificio non sarà inutile», ha commentato a poche ore dall'udienza l'appuntato Casamassima, il primo ad aver denunciato il pestaggio e ad averne pagato le conseguenze. «Il muro è crollato», ha commentato Ilaria Cucchi su Facebook: «Il muro è stato abbattuto.
Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi». 

Il rinvio a giudizio
La decisione del rinvio a giudizio per i carabinieri (tutti sospesi dal Comando Generale dell'Arma) è arrivato nel luglio del 2017. Il giudice dell'udienza preliminare, che nell'ambito dell'inchiesta Cucchi bis aveva già estromesso le posizioni dei dicasteri (erano citati L'incidente mortale di Aquino, avvenuto nell'aprile del 2017 quelli di Interni, Giustizia e Difesa come responsabili civili) aveva stabilito il rinvio a giudizio per i cinque rappresentati dell'Arma, tra cui il carabiniere che fino alla sospensione lavorava a Cassino. Più nel dettaglio, il procuratore Pignatone e il sostituto Musarò hanno chiuso l'inchiesta bis formulando a carico di Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco l'accusa di omicidio preterintenzionale.
E di calunnia nei confronti di Mandolini (allora comandante della stazione), Nicolardi e Tedesco. Per Mandolini e Tedesco anche il reato di falso verbale di arresto.