Oggi Serena avrebbe avuto trentasei anni, forse sarebbe stata una musicista, o una maestra o un'impiegata, una madre, una moglie. Nessuno potrà mai sapere che vita le avrebbe riservato il destino, il futuro di Serena si è spezzato, distrutto dalla violenza brutale commessa da un uomo, una persona come tante, come lei, che in un attimo ha decretato la fine per l'allora diciottenne e che le ha rubato il futuro.

Serena quella mattina di fine giugno del 2001 si era svegliata con l'intenzione di sbrigare le sue faccende, di fare un giro per negozi e al mercato e tornare tranquillamente a casa, magari per trascorrere una serata con le amiche. Restano solo ipotesi quelle riguardo la vita di Serena perché qualcosa quel giorno andò storto e la diciottenne fu trovata priva di vita in un bosco due giorni dopo dalla squadra della Protezione civile. Il suo volto, una volta sorridente e sbarazzino, ormai solo maschera di morte, coperto da un sacchetto di plastica, come fosse un rifiuto.

Da quella scoperta sono passati ormai quasi diciassette anni, lunghi anni, fatti di ipotesi e piste prima battute poi abbandonate, di accuse, condanne e assoluzioni, di dolore e richieste di aiuto rimaste inascoltate. Poi l'acceleratore, i nuovi sopralluoghi, le indagini che riprendono a ritmo serrato, l'impegno della magistratura e, soprattutto, l'intervento di specialisti che grazie anche all'evoluzione delle tecniche di analisi riescono a ricostruire in maniera più dettagliata quanto può essere accaduto quel maledetto venerdì.

La relazione di Milano dell'anatomopatologa Cattaneo ha fornito elementi che hanno aiutato a ripercorre quelle che possono essere state le ultime ore di vita di Serena. Oggi quel che resta di quei giorni e di questo terribile fatto di cronaca è il brutale omicidio di una ragazza che aveva tutta la vita davanti, il dolore di un padre, lo sconcerto di un paese e dell'intera nazione, il suicidio di un uomo, a sua volta marito e padre, e l'amarezza per tutti gli anni trascorsi prima di arrivare alla conclusione con un colpevole definitivo che abbia un volto e una ricostruzione chiara.

Forse Serena merita questo, dopo essere stata uccisa con così tanta violenza, essere stata abbandonata in un bosco ed esposta alle intemperie e agli animali selvatici, poi, dopo anni, essere stata riesumata ed essere stata, ancora una volta, analizzata per poi tornare dopo altri mesi a casa sua, al suo funerale, quello in cui papà Guglielmo è riuscito a rimanere dall'inizio alla fine. Serena merita giustizia.

Una chiacchierata lunga oltre cinque ore quella tra Carmine Belli e il sostituto procuratore Beatrice Siravo. Il carrozziere di Rocca D'Arce è arrivato in tribunale a Cassino ieri mattina poco dopo le 9 e ne è uscito alle 15 circa. L'uomo fu accusato dell'uccisione di Serena Mollicone e fu poi assolto.

Era il 6 febbraio 2003, quasi due anni dopo il delitto della giovane studentessa, quando Carmine, all'epoca dei fatti trentacinquenne, fu arrestato con un'accusa gravissima. Un incontro importante quello di ieri mattina a pochi giorni dalla chiusura delle indagini sull'omicidio della ragazza, all'epoca 18enne, che si consumò ad Arce nel giugno del 2001.

Il carrozziere è stato convocato dalla procura di Cassino per riferire in merito ad alcune circostanze vissute nell'immediatezza della scomparsa di Serena e nel giorno della sua scarcerazione nel luglio del 2004, quando, ad aspettarlo fuori casa, trovò il brigadiere Santino Tuzi. Il sottufficiale dell'Arma morì poi suicida nell'aprile del 2008. Il militare accolse Belli, lo abbracciò dicendogli quanto era felice della sua scarcerazione e chiedendogli poi scusa. Un ricordo indelebile nella mente del carrozziere a cui però non diede mai peso.

Proprio nelle ore successive alla scomparsa di Serena fu lo stesso Belli a fornire ai carabinieri di Arce delle dichiarazioni asserendo di averla vista per strada, da quel momento la sua vita prese una piega molto particolare. Fu sottoposto infatti a decine di interrogatori lunghi e animati che lo misero a dura prova: in lui, molto probabilmente, si vedeva il perfetto capro espiatorio, l'uomo giusto a cui "affidare" la colpa di quanto accaduto. Un ruolo che sembrerebbe essergli stato cucito addosso e che ha rallentato tutta la macchina delle indagini e dell'effettiva ricostruzione dei fatti.

A distanza di anni e dopo un lungo calvario passato per riuscire a riprendersi dai mesi trascorsi in cella senza colpe, Belli si affida alla giustizia e attende di sapere come si concluderà questa storia. Una mattinata trascorsa in Procura, quindi, in maniera informale e per riferire questi fatti. Le indagini formalmente dovranno essere concluse entro sabato 13 ottobre
«Ho dichiarato quello che già dissi all'epoca quando ci fu il processo, ho rilasciato delle dichiarazioni, non mi hanno fatto domande specifiche, ma una sorta di ricostruzione di come sono andati i fatti dell'arresto e oggi mi hanno chiesto se credo nella giustizia - ha spiegato Carmine Belli, oggi cinquantenne - Spero che questa storia si chiuda. Non credo che mi richiameranno ma ovviamente resto a disposizione. Aspetto con fiducia l'esito dei risultati».

Un atteggiamento propositivo e disponibile quello di Carmine Belli, nonostante le brutte vicissitudini che lo hanno visto protagonista, suo malgrado, di uno dei più brutti casi di cronaca del Paese. Lui, che venne additato come "il mostro", un uomo già adulto che aveva usato una così brutale violenza nei confronti di una ragazza poco più che adolescente. Fin da subito si dichiarò innocente e urlò a gran voce la sua estraneità ai fatti ma per troppo rimase inascoltato, fino all'assoluzione.
Manca poco ormai per sapere la verità, per mettere la parola fine a uno dei casi più complicati degli ultimi venti anni e per dare, finalmente, una risposta alle domande di chi è "sopravvissuto" convivendo con quel dolore e quel vuoto lasciato dalla prematura e brutale morte di Serena.

di: Paola E. Polidoro