Nessun raid razzista, ma semplici atti provocatori. Questa la tesi della difesa sostenuta dall'avvocato Calogero Nobili, legale dei due ventiduenni interrogati dal pm Adolfo Coletta ed accusati, unitamente a un terzo ventitreenne (sentito la scorsa settimana e difeso dall'avvocato Angelo Testa), di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, minaccia, stalking, percosse, lesioni personali e danneggiamento. I due sono stati interrogati dal pubblico ministero, ma la loro versione dei fatti sembrerebbe molto meno grave di quella loro contestata e che ha portato la Digos e la Mobile di Frosinone, dopo mesi di indagini, a effettuare i blitz nelle abitazioni dei tre cepranesi per sequestrare computer, telefonini e ipad e altro materiale.

Intanto sono attesi gli esiti delle verifiche da parte degli esperti informatici che esamineranno gli strumenti tecnologici sottoposti a sequestro, rilevando dati, informazioni e video in entrata e uscita dai mezzi utilizzati dai tre giovani per comunicare.
I fatti che li coinvolgerebbero potrebbero dunque essere di portata di gran lunga inferiore rispetto alle ipotesi di reato formulate e proprio questo è l'orientamento di tanti ragazzi Cepranesi che, appresa la notizia delle perquisizioni a casa dei tre e delle gravi accuse ipotizzate, avevano subito ridimensionato la notizia percependo i fatti in modo più semplice, non raid razzisti, ma atti provocatori non supportati da odio, quasi delle "ragazzate", nella sostanza, minimizzati. A Ceprano e dintorni spiacevoli episodi non sono purtroppo mancati, ora però bisognerà vedere l'effettivo coinvolgimento dei tre ragazzi nelle vicende a danno dei rifugiati.