Che nella città martire siano presenti decine di siti archeologici, molti dei quali inseriti in giardini privati o in luoghi pubblici facilmente accessibili dai passanti, è cosa nota. Ora si intravede una luce in fondo al tunnel buio e tenebroso dell'abbandono e del degrado per la Cantina Petrarcone. Una struttura che è tornata alla luce più volte durante i secoli. Antico sito di origini romane poi divenuta rimessa della tenuta di Cosimo Petrarcone, la struttura racchiude un tesoro che presto potrebbe essere svelato al resto del mondo, appassionati ed esperti. La Cantina Petrarcone è stata infatti inserita tra i progetti di programmazione opere pubbliche del Mibac. Potranno così essere recuperatI le epigrafi e i resti celati, ad oggi, dalla vegetazione e dall'incuria.

La storia
Il locale venne rimesso in attività da Cosimo Petrarcone che nel '700 fu inviato a Cassino per avviare un'economia di tipo latifondista, e la grotta fu scelta come rimessa per la produzione di vino, da qui Cantina Petrarcone. Ma Cosimo, uomo di profonda cultura, cercò di recuperare quanto più possibile nella zona, l'attuale via Pantoni, salvando dal passato anfore, epigrafi, colonne e tanto altro. Pezzi unici che andarono ad arricchire i suoi poderi.

Nel 2016 durante un intervento di pulizia dell'area nei pressi del teatro romano vennero "ritrovati" proprio alcuni di questi reperti. Da tutta Europa sono arrivati alle pendici del monastero benedettino per studiare questi tesori. Su tutti il finlandese Heikki Solin dell'Università di Helsinki e Filippo Coarelli, archeologo di fama mondiale dell'Università di Perugia. Le rovine rinvenute in mezzo alle sterpaglie del Teatro Romano, erano però già tutte inventariate ed ovviamente sottoposte a tutela da parte dei Beni Archeologici da almeno mezzo secolo. Erano state solo nascoste e imprigionate dalla vegetazione e dai crolli dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nell'area archeologica c'è ancora molto da conoscere, il passato bussa alla porta. Ora servono solo i fondi.