La notizia dell'arresto del professor Franco Aversa, finito ai domiciliari, su disposizione del gip del tribunale di Parma ha destato grande clamore anche a Frosinone. Nella sua città di nascita, nonostante da anni lavori fuori, prima a Perugia e poi a Parma, Aversa ha ancora tanti contatti, nonché la famiglia, ed è molto conosciuto. In totale il gip Mattia Fiorentina ha firmato undici misure cautelari, mentre 36 sono gli indagati. Disposti anche sequestri preventivi per 335.00 euro.

Ad Aversa,secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nas di Parma guidati dal maggiore Gianfranco Di Sario, sono contestati 31 capi d'imputazione. I vari indagati sono accusati di una serie di reati che va dalla corruzione all'induzione indebita a dare e promettere utilità, truffa aggravata, comparaggio farmaceutico, falso ideologico e abuso d'ufficio.

L'inchiesta, nata dalla denuncia di un medico nel 2015, è incentrata sulle figure di Aversa e di Paola Gagliardini, imprenditrice perugina, amministratrice delegata di una società che organizzata eventi scientifici-formativi peri medici. Il sospetto degli investigatori parmensi è che in occasione di congressi scientifici sarebbero stati sponsorizzati farmaci delle ditte che avevano sovvenzionato l'evento. Stando alle accuse c'era una lista di aziende buone e cattive. Le seconde non avrebbero avuto inseriti i propri prodotti nel prontuario regionale. Ad Aversa è contestata anche la truffa aggravata in quanto, nonostante l'esclusiva per l'ospedale di Parma, avrebbe svolto fuori provincia attività professionale.
E anzi come ricostruito dal gip quando era ormai «palese che l'Aversa esercitasse extra moenia pur percependo l'indennità di esclusiva, l'azienda ospedaliera, invece di deferirlo o sanzionarlo, concludeva una convenzione con il laboratorio privato in cui l'Aversa visitava i propri pazienti, autorizzandolo a esercitare senza che vi fosse alcuna reale necessità se non quella di cercare di regolarizzare ex post la posizione del professore».

Sulla vicenda giudiziaria è intervenuto anche il rettore dell'università di Parma che si è detto «profondamente colpito e attonito pur nella consapevolezza che i fatti dovranno essere accertati nelle sedi competenti». Lo stesso Paolo Andrei ha preannunciato «piena disponibilità mia e dell'ateneo a collaborare con la magistratura».
Il direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria Massimo Fabi ha aggiunto: «I fatti emersi sono sconcertanti e inaccettabili. I comportamenti messi in luce dall'indagine infangano la professione medica e fanno violenza ai principi e ai valori del servizio sanitario nazionale. Non possono e non devono essere tollerati. Stiamo adottando i conseguenti provvedimenti di sospensione dall'incarico».