L'uomo di Neanderthal o uomo di Anagni. Questo sta emergendo da un pool di studiosi guidati da Clément Zanolli dell'Università di Tolosa i cui studi sono riportati su riviste specializzate come "Plos One", che specificano come la "sensazionale scoperta di reperti umani, fatta decenni fa a Fontana Ranuccio, Anagni, e a Visogliano, a nord-ovest di Trieste", stia attestando che "l'uomo di Neanderthal è comparso in Italia circa 450.000 anni fa". Secondo gli esperti i ricercatori sono riusciti a ricostruire forma e disposizione dei tessuti dentali e li hanno confrontati con i denti di altre specie umane, scoprendo così che sono molto simili a quelli dell'uomo di Neanderthal, mentre non rispecchiano le caratteristiche dell'uomo moderno: l'"Homo Sapiens". La testimonianza "riapre il dibattito sull'identità e le parentele degli antichi umani che abitavano l'Eurasia durante il Pleistocene".

Gli scavi anagnini
Il sito di Fontana Ranuccio è uno dei principali giacimenti paleontologici del bacino pleistocenico di Anagni che comprendeva un'area di 20 km2 e aveva al suo centro uno spesso strato di argille e limi. I margini del bacino, a varie riprese, sono stati popolati da una ricca fauna di uccelli e mammiferi, fra cui l'uomo. Nel 1976 l'estrazione di pozzolana in una cava a Ovest di Anagni metteva in luce i resti di un considerevole giacimento preistorico. Luciano Bruni e Mario Anzellotti, assieme agli archeologici dell'Istituto di Paleontologia Umana, effettuarono una serie di scavi. Nel 1983 la cava venne fermata e il giacimento vincolato. Da allora, sotto la direzione del prof. A.G. Segre, si è scavata la porzione nord-occidentale dello strato fossilifero che, nonostante la modestia dei mezzi impiegati, ha fornito straordinari reperti paleontologici e archeologici. Tra i reperti più importanti, Luciano Bruni trovò quattro denti, due incisivi e due molari inferiori (destro e sinistro), appartenenti e assimilabili a quelli neanderthaliani.