Il filmato, preso ancora una volta in visione ieri in aula dal giudice e dalle parti, ha lasciato davvero poco spazio all'immaginazione e soprattutto a dubbi. Il marito, accusato di aver messo in rete parte di una pellicola "casalinga" per vendicarsi della fine della relazione con la moglie, è stato condannato a un anno e due mesi di reclusione oltre al danno da quantificarsi in sede civile. Prova regina di quella ritorsione hard, proprio le effusioni private divenute improvvisamente di dominio pubblico a soli sei mesi dalla fine della relazione matrimoniale. Ieri pomeriggio, dopo aver visionato nuovamente il filmato hot, gli avvocati hanno discusso a lungo: quelli dell'imputato, per rivendicare che l'uomo non avesse messo in atto alcuna vendetta. Secondo la loro tesi, infatti, la moglie sarebbe stata consapevole che la pellicola amatoriale era destinata a un pubblico ben più "vasto". I legali della parte lesa, gli avvocati Angela Caprio e Valerio Fanelli, hanno invece dimostrato in aula la "vendetta hard". E le sue conseguenze.

La storia
La questione molto delicata per il "tema" stesso, oggetto del procedimento, rappresenta un punto di discussione importante: la diffusione in rete di contenuti afferenti la sfera sessuale, senza alcun consenso da parte di uno dei "protagonisti".
In questo caso, almeno secondo le accuse, a mettere on-line il film hot, era stato per vendetta il marito lasciato. A scoprire di essere diventata, improvvisamente, "reginetta" dell'hard amatoriale non era stata neppure la diretta interessata.
Lei, una bella quarantenne del Cassinate, sarebbe stata avvisata della improvvisa "notorietà" da una collega finendo al centro di un boom di visualizzazioni internet per un minuto di scene hot, poi rimbalzato da Google su siti "specializzati".
E a quanto pare con un apprezzabile successo.

A far girare in rete quel filmato che ben poco lasciava all'immaginazione sarebbe stato il suo ex consorte, nonché padre dei loro figli. Alla donna (rappresentata dai legali Caprio e Fanelli) annientata dalla vergogna che a seguito di questo episodio aveva cambiato colore di capelli, orari e abitudini non era rimasto altro che presentare una denuncia contro l'uomo a cui aveva giurato amore eterno. E che non avrebbe mai potuto credere capace di un'azione simile. Al giudice la donna avrebbe riferito di non sapere neppure di essere stata filmata durante le "effusioni amorose": comprensibile l'imbarazzo nel dover affrontare magistrati e avvocati davanti ai quali raccontare l'intera terribile storia. E con cui condividere anche la "prova regina". L'uomo chiamato a rispondere di trattamento illecito dei dati, ingiuria (depenalizzato) e diffamazione oltre che del mancato mantenimento è stato condannato ieri in primo grado (dopo oltre sette anni di processo) a un anno e due mesi dalla dottoressa Tavolieri.