Sì all'acquisizione del complesso religioso di San Sosio da parte della Croce Rossa Italiana. L'Osservatorio Civico di Falvaterra si esprime favorevolmente al subentro della Cri e scrive al potenziale acquirente per conoscere le intenzioni circa la ridestinazione della struttura. Un gruppo di cittadini di Falvaterra si mostra aperto a soluzioni alternative che potrebbero rappresentare opportunità per il territorio.

«Recentemente si è fatta strada la notizia che la Croce Rossa Italiana possa essere interessata all'acquisto o ad altra forma di utilizzo del santuario di San Sosio – si legge nella lettera firmata dal presidente dell'Osservatorio civico Falvaterra Gian Carlo Bertoni – Facendoci interpreti dei sentimenti della popolazione falvaterrana, vi saremo grati se voleste darci indicazioni circa la concretezza di tali voci. L'eventuale presenza di un'istituzione quale la Croce Rossa Italiana nel nostro territorio non potrebbe che essere apprezzata dalla nostra comunità che è ansiosa di conoscere quale futuro potrebbe avere il convento e quale destinazione, rispettosa del nostro territorio, dei vincoli urbanistici, museali e religiosi, gli si intenderebbe dare. Dopo tante ombre uno spiraglio di luce, di certezze, non potrebbe che rappresentare il migliore inizio di un eventuale e duraturo rapporto di serena, franca collaborazione».

Il futuro del convento e del patrimonio culturale in esso custodito ha sin da subito preoccupato i falvaterrani, soprattutto per le voci che si rincorrevano e che in alcuni momenti hanno lasciato spazio a dubbi e perplessità. L'interessamento della Cri sembra rassicuri tutti, probabilmente in funzione delle attività da essa svolte che appaiono in linea con lo spirito che sempre ha guidato la presenza dei Passionisti a Falvaterra. È atteso l'esito del riscontro alla lettera che di certo tranquillizzerà molti.

I cittadini di Falvaterra e dintorni sono legati a San Sosio, tant'è vero che gli aderenti all'Osservatorio Civico pensano che «la presenza ultracentenaria del santuario ha rappresentato e rappresenta per la comunità il fulcro della storia locale, un punto di riferimento, non solo religioso, ma anche culturale e civico. Ne sono testimonianza tutti i beni culturali e museali ospitati nel suo interno. Negli oltre trecento anni di presenza della congregazione dei Padri Passionisti a Falvaterra si sono consolidati fra la popolazione e la congregazione profondi rapporti sociali ed umani», dunque le sorti del complesso religioso non possono che stare a cuore a falvaterrani che si stanno facendo promotori di varie iniziative, da ultima la lettera alla Cri.