Ieri la chiesa di S. Giovanni ha ospitato i funerali del novantacinquenne Giovanni Del Brocco, uno dei più longevi superstiti ceccanesi dell'Olocausto. L'allora marinaio, internato per due anni nel campo di concentramento di Dresda, aveva raccontato la sua terribile esperienza nel "Giorno della memoria 2017" presso la scuola ex "Sindici".

«Preferivo morire che vivere in quel modo», disse Del Brocco quel 27 gennaio davanti agli occhi lucidi di tutti: il figlio, le nipoti, gli alunni, le insegnanti Daniela Tanzi ed Emanuela Torri e il consigliere Luigi Compagnoni, a supporto del progetto rievocativo. Ora è lo stesso Compagnoni, autore del fabraterno "Albo della memoria", a rendergli omaggio.

«Abbiamo raccontato la sua straordinaria storia - comunica - in vari convegni, tra cui quello che fu dedicato nel 2011 ai soldati ceccanesi internati e in cui intervenne lo storico Mario Avagliano. Giovanni fu poi protagonista nel 2013, sotto l'egida del Comune, e un anno fa tra i giovani studenti. Dopo l'armistizio del 1943 era tra le centinaia di migliaia di connazionali disarmati dai tedeschi e posti di fronte a una tremenda scelta: continuare la guerra coi nazifascisti o essere deportati.

La gran parte di loro, tra cui Del Brocco, non aderì alla Repubblica di Salò e fu reclusa con lo status di "Internati militari italiani", voluto da Hitler per sottrarli alla Convenzione di Ginevra e sfruttarli liberamente. Una pagina della seconda guerra mondiale a lungo trascurata ma tornata a vivere anche a Ceccano grazie a toccanti testimonianze dirette dei reduci come lui, imprigionato a vent'anni e tornato a casa in drammatiche condizioni psicofisiche. Il debito della nostra città non si estinguerà facilmente ed è un riconoscimento a dignità e sacrificio di chi è stato nei lager. Ringrazio Giovanni per avercelo ricordato - conclude - e rivolgo ai familiari le mie più sentite condoglianze».