Fiamme dolose all'interno di una cava a Coreno, la verità nelle impronte sulla tanica. Saranno le impronte ma anche gli altri elementi d'indagine che verranno approfonditi dai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo a indicare la direzione da seguire: la presenza della tanica sul posto dell'incendio che ha danneggiato due mezzi (un escavatore e una pala) all'interno dell'area estrattiva d Coreno, non è certo casuale. Chi ha appiccato il fuoco ha voluto fugare ogni dubbio sulla matrice del gesto. Ha voluto dare un segnale molto forte ai titolari della ditta che da quattro mesi hanno iniziato a lavorare in subappalto in quella zona.

Un incendio su cui sono aperte le indagini in ogni direzione per inserire il gesto in una matrice dolosa oppure in una colposa: la presenza della tanica, lasciata volontariamente nella cava, ha già permesso di saltare uno step. Ora occorrerà concentrarsi sul perché e su chi abbia potuto commettere un gesto tanto grave.
I titolari avrebbero dichiarato di non aver ricevuto minacce né di avere conti in sospeso: dunque, potrebbe trattarsi "solo" di concorrenza sleale? Di qualcuno che si è sentito minacciato dall'arrivo di nuovi lavoratori? Oppure c'è qualcosa di più? Saranno le indagini dei militari guidati dal capitano Tamara Nicolai e dal tenente De Lisa - coordinati dal dottor Roberto Bulgarini Nomi - a mettere insieme i tasselli. Verranno, infatti, eseguite opportune attività d'indagine. La tanica, oggetto dei riscontri scientifici, è solo il punto di partenza.