Raid razzisti: la parola ai periti. Saranno gli esperti hardware e software a esaminare i contenuti di cellulari, pc e Ipad sequestrati martedì scorso dagli uomini della Digos e dalla Squadra mobile di Frosinone nelle abitazioni dei tre giovani cepranesi indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, minaccia, stalking, percosse, lesioni personali e danneggiamento.

E proprio dall'analisi del materiale sottoposto a sequestro saranno desunti elementi utili alle indagini per valutare la consistenza delle gravi accuse a carico dei tre ragazzi. Potrebbero non emergere dati significativi e dunque le pesanti accuse ridursi oppure potrebbero aprirsi nuovi scenari e le indagini allargarsi offrendo aggiuntivi filoni di inchiesta. I giovani del luogo sono allarmati, pensano che si tratti di "bravate ingigantite dai media".
I tre ragazzi si difendono affermando di aver lanciato solo qualche sasso e di aver impugnato mazze mostrandole ai giovani di colore al solo scopo di provocarli e farsi inseguire, non in cerca di scontro.
Dunque la posizione degli indagati sembrerebbe essere vicina alla percezione dei fatti di tanti ragazzi del luogo che hanno appreso la notizia senza sorprendersi, disincantati, come si trattasse di "ragazzate" sfuggite al controllo. Per i giovani si tratterebbe di un polverone non supportato da fatti espressione di odio razzista, e tutti sperano proprio che le accuse non siano confermate e che dall'esame del materiale sequestrato non emergano elementi compromettenti.

La questione appare troppo grande, i fatti troppo gravi in rapporto alla tranquilla realtà locale dove di fatto, fatta eccezione di qualche sporadico episodio, non si sono registrati eventi allarmanti o forse non se ne è avuta notizia. Certo è che se i giovanni sono sereni, meno tranquilli appaiono gli adulti sconvolti dalla notizia dell'ipotesi di esistenza di una possibile minoranza animata da sentimenti di odio e vendetta.