«Prima mi hanno consentito di portare a termine i lavori per la casa, adesso l'ente pubblico se ne appropria sottraendomela». È questa, in sintesi, la linea difensiva adottata da N.D., titolare di un'abitazione situata in contrada Laguccio, ad Alatri, e destinatario di un'ordinanza di sgombero dalla casa stessa. E, per impedire l'attuazione del provvedimento, lo stesso proprietario - rappresentato dall'avvocato Alfredo Scaccia - ha presentato un ricorso al Capo dello Stato e una denuncia penale per truffa aggravata e abuso d'ufficio.

La storia
La vicenda concerne un edificio dichiarato abusivo e non più sanabile, i cui lavori sono stati avviati nel 2001 e completati qualche anno più tardi. Nel 2015 il bene è stato trascritto al patrimonio pubblico e nel 2016 è stato destinato ad attività residenziali per i servizi socio-assistenziali. Ma la famiglia all'interno dell'abitazione non ha mai varcato l'uscita, lasciando l'immobile, per cui il 30 giugno scorso il Comune ha notificato un'ordinanza di sgombero da eseguirsi entro 60 giorni, ossia il 31 di agosto. Ma neppure in questo caso N.D. e i suoi congiunti (tra cui dei minori) hanno ottemperato a quel provvedimento, iniziando invece una battaglia legale durissima.

Ricorsi e denunce
Tramite il proprio avvocato, N.D. ha dapprima presentato un ricorso al Capo dello Stato e quindi una denuncia penale per truffa aggravata e abuso d'ufficio. In sostanza, si intendono bloccare il provvedimento di sgombero e l'acquisizione al patrimonio comunale sulla base del principio definito come "affidamento nel privato".

In poche parole, essendo trascorso un lungo lasso di tempo tra la commissione dell'abuso e l'esercizio repressivo dell'ente pubblico preposto alla vigilanza, si è prodotto tale affidamento. Tale principio intende tutelare una situazione giuridica consolidata in conseguenza di un determinato comportamento della pubblica amministrazione, legato in questo caso alla lunga inerzia nel reprimere l'abuso, che avrebbe generato nel soggetto un ragionevole affidamento in un determinato risultato. Tra l'altro, l'attuale valore del bene è stato stimato in 400.000 euro, una cifra ben superiore - ovviamente - a quella relativa allo stesso manufatto nel momento in cui venne dichiarato abusivo.

Per questo l'avvocato difensore di N.D. avrebbe ipotizzato anche l'illecito profitto da parte del Comune. Insomma, le lungaggini burocratiche potrebbero giocare un ruolo non indifferente su questa vicenda, in aiuto a tutti coloro che non vogliono abbandonare la loro casa o vedersela demolita. E sembra che la stessa cosa possa riproporsi anche per altre abitazioni situate nel territorio alatrense e non solo.