Dopo 75 anni ha riconosciuto il nazista che durante la seconda guerra mondiale voleva portarle via la madre. Anita Nardone, originaria della frazione di Caira e oggi residente in via Rossini, a Cassino, non ha dimenticato quando, a soli 5 anni, fu costretta a scappare dal bombardamento di Cassino. Quell'uomo, che tentò di rapire sua mamma quando lei era appena bambina, è rimasto ben impresso nella sua memoria e - miracoli della televisione, o almeno di quei documentari che ancora danno lustro alla Tv di Stato - lo ha "ritrovato" su Rai Tre durante una puntata di "Ulisse: il piacere della scoperta".

Per questo Anita ha lanciato un accorato appello per poter incontrare il conduttore della trasmissione Alberto Angela che, in una puntata dedicata proprio al bombardamento di Cassino, ha mostrato per la prima volta in assoluto dei graffiti da poco ritrovati in una villetta di Broccostella raffiguranti dei miliari tedeschi che abitarono nel Cassinate durante il periodo bellico, in fuga dagli alleati. Il cuore di Anita, di fronte a quei disegni, ha smesso di battere per un attimo: e tramite il giornale on line "Huffpost" ha raccontato altri inediti particolari.

Il racconto
Durante l'intervista rilasciata via skype ha rivelato: «A seguito del bombardamento del marzo del '44, io e la mia famiglia lasciammo Cassino, dove abitavano, e insieme agli altri abitanti del luogo prendemmo la strada delle montagne, portando con noi quel poco che avevamo ancora. Abbiamo vagato molto e un giorno, durante il viaggio verso la Valle di Comino, mia madre venne importunata da un soldato tedesco. Lei, che allora aveva solo 25 anni e già due figli, viaggiava sempre in coda alla carovana degli sfollati: con un sacco con le nostre masserizie in testa, mio fratello di 3 anni in braccio e io attaccata alla gonna. Improvvisamente si avvicinarono due robusti e belli ufficiali teutonici, ma assieme a loro c'era anche un altro soldato, molto più brutto e basso, con una faccia tonda.

Quest'ultimo tolse il sacco da sopra la testa di mia madre, ci si sedette sopra e iniziò a insistere affinché lei andasse via con lui, per sbucciare le "kartoffen" (le patate), diceva. Mio nonno, che era più avanti, vide tutta la scena, ma non intervenne: aveva altre 2 figlie femmine da proteggere e pensò di metterle in salvo. Mia madre, allora, provò a mostrare al nazista una lettera che certificava che il marito - mio padre - era un soldato esattamente come loro, partito per la guerra: non le credettero, quell'uomo brutto sosteneva che fosse tutto falso. Fortunatamente, i due ufficiali alla fine si impietosirono: strattonarono quel tale per portarlo via e rimisero il sacco in testa a mia madre. Il terzo soldato, però, non si acquietò e per la rabbia diede una frustata sul fianco di mia madre, prendendo anche la mia mano. Allora gli urlai: "T' pozzn'accir". A 5 anni non sapevo neanche cosa volesse dire». In pochi secondi, le immagini sul piccolo schermo hanno fatto riaffiorare alla ottantenne Anita i suoi terribili ricordi.

Metti una sera su Rai Tre
Ecco come il tutto è avvenuto in una sera di fine estate: «Guardo sempre Rai Uno dopo cena, ma un sabato sera di qualche settimana fa - rivela sempre all' "Huffpost" - le canzoni che stavano trasmettendo non mi piacevano. Così ho girato su Rai Tre, dove stava andando in onda "Ulisse: il piacere della scoperta". Ho visto che Alberto Angela parlava del bombardamento di Montecassino: non volevo ascoltare ancora quella storia, io che l'avevo vissuta. Così mi sono messa a leggere. All'improvviso, però, ho sentito il conduttore parlare della villa di Broccostella. A quel punto ho alzato lo sguardo: si trattava di una struttura i cui proprietari avevano da poco scoperto un murales grazie a una ristrutturazione. Quel graffito era la caricatura di 3 uomini, 3 militari tedeschi che avevano soggiornato lì per un periodo. Ho immediatamente rivissuto tutto, la mia mente è stata catapultata indietro di 75 anni. Non potevo crederci, pensavo che fosse assurdo tutto ciò. E non è stato un bel ricordo».

Ed è la figlia Gabriella a rimarcare la forza di una donna molto amata e apprezzata a Cassino: «Mia mamma ha una personalità forte e coraggiosa, è sempre stata determinata, fin da bambina nonostante la vita l'abbia segnata più volte nel corso del tempo, coinvolgendola in tristi vicissitudini. Lei ha sempre mostrato una forte resistenza e una ferma volontà ad andare avanti, trasmettendo alle sue figlie (a me e a mia sorella) sani valori e principi morali».