Rissa tra immigrati, sabato notte, con arresti? Il Comune non sapeva neppure della presenza di un appartamento di profughi in via Marconi. Lì, come in via Lombardia e in tanti altri punti urbani. La scoperta è quasi quotidiana. Soprattutto grazie al progetto dei Servizi Sociali "in Rete" che sta portando a verifiche precise nelle coop e a un censimento degli immigrati in città. A dare una grossa mano sono i cittadini che compongono spesso il numero verde a disposizione.

Qual è la situazione sulle "case sconosciute"per il Comune dove alloggiano gli immigrati?
«Sta emergendo quello che noi pensavamo. La città -spiega l'assessore Benedetto Leone- ospita più immigrati di quanti sono ufficialmente dichiarati, e ci sono più Cooperative di quelle che conosciamo noi come Servizi Sociali. Cassino va tutelata, i dati che stiamo raccogliendo ci serviranno per perorare questo principio, in prefettura e al ministero».

È necessario che l'Ente sappia dove sono dislocati? E che cosa pensi di fare?
«Ma come può un Comune non sapere cosa accade nel proprio territorio? I cittadini vedono nell'ente Comune il primo presidio di democrazia, quello più prossimo a cui rivolgersi. Ecco perché non ho mai compreso e condiviso la scelta delle istituzioni sopra il Comune di centralizzare a monte la gestione dei flussi migratori, per poi far ricadere sui Comuni le scelte fatte. Le istituzioni devono condividere, altrimenti c'è un "cortocircuito istituzionale" che i cittadini difficilmente comprenderebbero».

La gente ha iniziato a segnalare sin da subito al numero verde le situazioni anomale, perché secondo te?
«Oltre 23 segnalazioni, a dimostrazione che i cassinati vogliono partecipare attivamente alla vita della propria comunità. C'è chi ha avvisato per semplici schiamazzi notturni, a quello che invece ha segnalato disagi sociali o addirittura risse tra extracomunitari. Così abbiamo potuto scoprire la presenza di cooperative non censite dai Servizi Sociali.

Come procede il progetto e quali sono i punti di forza? Sono iniziate le verifiche nelle coop?
«Abbiamo eseguito una sola verifica sul posto, compilato il formulario e censito la cooperativa. Contemporaneamente stiamo completando il primo report, il dato che risalta è la presenza considerevole di appartamenti in pieno centro affittati da cooperative per accogliere gli immigrati. Possibile che il nostro Comune sia stato da anni all'oscuro di tale presenza? E poi non va fatto di un'erba tutto un fascio. Ci sono cooperative che lavorano bene e cooperative che invece hanno un unico scopo, il loro fatturato. Questo report va anche in questa direzione, far conoscere realtà virtuose sul piano umano e sociale e in questa città ce ne sono, vanno raccontate».

A quando il report da inviare a ministero e prefettura?
«A fine mese invierò al ministro Salvini questo primo report, anche per mostrare come i Comuni siano rimasti soli, subendo scelte fatte da altri. Abbiamo realizzato questo progetto, se porterà a una mappatura completa delle cooperative, al numero certo di immigrati presenti in città, alla verifica delle attività di integrazione, allora avremo centrato l'obiettivo, reso un servizio al cittadino e dimostrato come ai Comuni bisogna dare più potere, anche sulla verifica delle realtà che gestiscono il fenomeno immigrazione».

Quale sarebbe la migliore forma di accoglienza e di integrazione per Cassino?
«Bisogna attivare percorsi di integrazione. Noi come Comune lanciammo mesi fa l'appello alle cooperative presenti in città a dare una mano con i servizi socialmente utili quali la manutenzione delle aree verdi. Ma abbiamo anche sostenuto progetti di integrazione in ambito sportivo e sociale, basti pensare alla settimana contro la violenza di genere dove hanno partecipato tanti ragazzi rifugiati. Ma a questi appelli, hanno risposto sempre le stesse cooperative. Come se ci fossero in città solo loro e invece, da questo primo report, ne risultano tante altre. Il nostro Comune è aperto a qualsiasi proposta, progetto o percorso di integrazione condiviso. Se si lavora insieme, si raggiunge l'obiettivo di abbattere i muri del pregiudizio, di aiutare a una integrazione totale i ragazzi ospitati, di rispettare la nostra amata Cassino e di creare un clima sereno, di rispetto ed ospitale nella comunità. Io ci credo».