Diciotto mesi di attesa dopo quella maledetta notte a piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico di Alatri in cui Emanuele ha perso la vita per le ferite riportate dopo un brutale pestaggio all'esterno del locale Miro. E finalmente, dopo tante lacrime e rabbia, ieri tutta la famiglia di Emanuele Morganti ha potuto varcare l'ingresso del tribunale per chiedere quella giustizia tanto agognata con l'avvio del processo.

L'arrivo
La mamma Lucia e la sorella Melissa avevano in mano una rosa bianca e in silenzio, con gli occhi che parlavano da soli, un misto tra emozione e commozione, si sono dirette verso il varco principale. Sono arrivati insieme a loro attorno alle nove anche gli altri familiari, il papà, il fratello e altri parenti, e hanno atteso all'esterno l'avvio della prima di una lunga serie di udienze. Melissa tesa e combattuta ha risposto ad alcune domande e il suo messaggio è stato chiaro. Con molta dolcezza ha espresso i suoi sentimenti prima di entrare nell'aula di giustizia.

«Entriamo in tribunale speranzosi che la giustizia faccia il suo corso - ha affermato - Cercheremo di mantenere uno spirito sereno, più che altro perché lì dentro ci staranno "buoni" e "cattivi". Proprio per questo penso che la prova più dura, al di là di ascoltare passo passo quello che è accaduto a Emanuele, sarà riuscire a coesistere nella stessa stanza con queste persone. In vista di questa, e delle prossime udienze, la consapevolezza che la giustizia possa esserci ce l'abbiamo sin dal principio. La nostra paura più grande è che siano le leggi in vigore che non consentano alla giustizia, a chi cioè si è impegnato in questi mesi, a farcela avere. Ecco, abbiamo il timore che queste norme purtroppo non siano abbastanza restrittive e severe per garantire quello che spetta a noi».

Ieri, ancora una volta e in maniera discreta, c'è stata la forte vicinanza degli amici di Emanuele. E anche su questa attenzione Melissa ha voluto essere chiara. «Sarebbe una sconfitta dell'etica e della morale comune se si attenuasse questa attenzione, al di là del fatto che si tratta di mio fratello. Poteva essere il fratello e il figlio di chiunque. Se ne è andato in un modo talmente barbaro che non penso ci si possa distrarre, anche se a volte è accaduto».
Poi l'ingresso in aula e dopo diciotto mesi i familiari e gli amici di Emanuele hanno potuto avere di fronte per un'ora e mezza, seppur dietro le sbarre, i quattro accusati dell'omicidio del ventenne. I loro sguardi non si sono mai incrociati anche se Melissa non ha esitato un istante nel dirigere i suoi occhi, pieni di tristezza, di rabbia e di dolore, verso quella gabbia. Con i quattro che al contrario hanno sempre rivolto la loro attenzione alla corte e alle parole dei rispettivi avvocati. Prima di tornare in carcere e attendere la prossima udienza.

«Un'aggressività violenta protrattasi in tre fasi e posta in essere nella consapevolezza di intensificare la violenza contro la vittima». È un passaggio dell'introduzione del procuratore Giuseppe De Falco al processo per l'omicidio di Emanuele Morganti.
Ieri mattina, davanti alla Corte d'assise di Frosinone è iniziato il processo ai quattro imputati. Davanti alla giuria popolare, composta da cinque uomini e una donna, presieduta dal giudice Giuseppe Farinella con a latere l'altro togato Silvia Fonte Basso. Gli accusati Franco e Mario Castagnacci, padre e figlio, Paolo Palmisani e Michel Fortuna erano tutti presenti.

I primi tre in una gabbia, il quarto, l'ultimo ad arrivare, nell'altra. L'aula, gremita di pubblico, con in prima fila i genitori e i fratelli di Emanuele, costituitisi parte civile attraverso gli avvocati Enrico Pavia e Pietro Polidori. Grande anche il dispiegamento di forze dell'ordine con carabinieri e polizia, ma non ci sono state intemperanze. Un'udienza caratterizzata dai tecnicismi giuridici al punto che, con il passare dei minuti, la folla dei curiosi si è un po' diradata.

Il presidente Farinella ha dato parola per primo al procuratore De Falco, giunto in aula al fianco del sostituto Vittorio Misiti. Il magistrato ha ripercorso le fasi dell'indagine e non ha mancato di sottolineare il grande clamore mediatico della notizia (motivo per cui sono state vietate anche le riprese in aula), sottolineando che obiettivo della procura è ricondurre il processo nell'alveo proprio, quello del palazzo di giustizia. Il pm ha parlato di una «partecipazione intenzionale e consapevole» all'aggressione costata la vita ad Emanuele Morganti, motivo per cui la procura sosterrà la tesi dell'omicidio volontario e non il preterintenzionale.

De Falco ha ricordato che Emanuele, fino al colpo finale, fu oggetto di una ripetuta aggressione che, come è scritto nel capo d'imputazione, ne ha fortemente indebolito la capacità di difesa, fino a renderlo, come ribadito dal pm ieri, «più vulnerabile». L'accusa ha fatto un passaggio anche sulla ricerca del movente. «C'è stata una verifica se c'erano pregressi motivi di astio - ha continuato De Falco - o economici o di stupefacenti. Ma nulla di questo è stato trovato». Così si è arrivati a contestare l'aggravante dei futili motivi. Perché, come spiegato da De Falco, «non è infrequente che nei locali dove si fa abuso di alcol e stupefacenti possa esserci questa esplosione di violenza che sfocia in atti di emulazione reciproca».

Venendo poi alle richieste probatorie, il procuratore ha depositato una lista testi di una novantina di persone. Una lista che il pm ha cercato di «epurare dai testimoni superflui». Infatti, tra le 166 persone sentite «non tutte hanno fornito elementi rilevanti», qualcuno addirittura ha provato a depistare le indagini e per questo si è trovato denunciato per false informazioni al pubblico ministero. Andranno sentiti anche i consulenti che hanno effettuato gli esami medico-legale e tossicologico nonché i carabinieri del Ros che hanno ricostruito la scena del delitto con riferimento anche alle posizioni in cui erano i testi che andranno escussi.

Ampia l'attività di intercettazione, tanto che è stato subito convocato il perito per le trascrizioni di quelle telefoniche e ambientali. Molte delle quali orientate a capire se le testimonianze acquisite dagli investigatori dell'Arma, cui la procura ha delegato le indagini, fossero genuine o artefatte. Ogni parte ha presentato, per la verità, una corposa lista testi, in gran parte coincidente. Oltre agli 85 indicati dai pm, l'elenco prosegue con la settantina della parte civile, con i 49 della difesa di Franco Castagnacci (assistito dall'avvocato Marilena Colagiacomo), i 34 del duo Castagnacci-Palmisani (difesi dagli avvocati Angelo Bucci e Massimiliano Carbone) e i 16 di Fortuna (difeso dagli avvocati Giosuè Naso e Christian Alviani).

La procura della Repubblica ha anche fatto riferimento alla relazione del Ros sullo stato dei luoghi effettuata su un modello tridimensionale, utile per capire cosa i testi avrebbero potuto vedere o non vedere a seconda del posizionamento. La parte civile ha presentato una propria lista testi e ha insistito, sulla stessa linea dell'accusa, anche sul fronte delle intercettazioni ambientali e telefoniche.

Tra le richieste della difesa, l'avvocato Bucci ha avanzato un'istanza per un'ispezione dello stato dei luoghi da parte della corte. Per il legale si tratta di un atto «fondamentale per accertare dove e come si sono avvenuti i fatti». L'avvocato Carbone ha prodotto anche delle foto per documentare lo stato dei luoghi. La difesa insisterà molto sul posizionamento dei testi con riferimento ad alcune dichiarazioni.

Sempre l'avvocato Carbone ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni ambientali a Regina Coeli dei colloqui tra i due arrestati e i parenti. L'avvocato Colagiacomo per Franco Castagnacci ha chiesto una perizia per attestare l'altezza del muro di via Vineri dove Castagnacci, secondo il capo d'imputazione, avrebbe trattenuto l'amico di Emanuele, Gianmarco Ceccani, che cercava di aiutarlo.

La linea difensiva è quella di dimostrare l'assenza di dolo, nel senso che Castagnacci avrebbe voluto evitare che Ceccani si facesse male saltando dal parapetto. Una richiesta accolta con un brusio da familiari e amici di Emanuele tra il pubblico. L'avvocato Naso sulla stessa linea della procura ha richiesto «sobrietà e senso della misura» e ha insistito sulla necessità di un sopralluogo.
La corte ha accolto tutte le richieste di prove, mentre si è riservata sull'ispezione.

di: Raffaele Calcabrina