Serviranno oltre 120 testimoni per arrivare alla verità sulla tragica morte di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri ucciso nella notte tra il 23 ed il 24 marzo 2017 poco distante dal Mirò, in piazza Regina Margherita ad Alatri. Solo la Procura ne ha inseriti 90 nella lista approvata dalla Corte d'Assise. gli altri sono stati chiesti dalla famiglia, costituitasi parte civile, e dalla difesa dei quattro imputati. Tutti a vario titolo presenti sulla scena del massacro. 

Questo l'elemento di maggior rilievo emerso nel corso della prima udienza del processo per l'omicidio di Emanuele, svoltasi questa mattina davanti la Corte d'Assise del tribunale di Frosinone. Si è trattato di un'udienza prettamente tecnica necessaria a dare il via al procedimento. In aula erano presenti tutti e quattro gli imputati: Franco e Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna (i primi tre di Alatri, il quarto di Frosinone). Sono accusati di omicidio volontario commesso, come è emerso dalle carte dell'accusa a conclusione delle indagini, in uno stato di "esaltazione collettiva", e sotto l'effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti. I quattro, scortati dalla polizia penitenziaria, sono entrati in aula sistemandosi nella gabbia a loro riservata e mantenendo per tutto il corso dell'udienza, durata circa un'ora e mezza, un atteggiamento freddo ed impassibile. Sguardo fisso alla Corte, mai hanno rivolto gli occhi verso gli amici ed i parenti di Emanuele, su tutti il padre e la madre, presenti in aula ognuno con una rosa bianca in mano. Solo al termine dell'udienza si è registrato un momento di tensione quando una zia del 20enne ucciso ha duramente apostrofato il gruppo di imputati.

La difesa dal canto suo ha chiesto un sopralluogo sul teatro dell'omicidio alla presenza dei membri della Corte, istanza sulla quale i giudici si sono riservati di decidere. In merito alle perizie medico legali, già acquisite agli atti, è stato inoltre richiesto di poter ascoltare in aula i medici che hanno effettuato l'autopsia. 

Ricordiamo che. per lo stesso omicidio, sono imputati anche i quattro buttafuori del Mirò la cui posizione giudiziaria sarà definita a conclusione delle indagini che li riguardano e che costituiscono un ulteriore filone dell'inchiesta sulla morte del giovane Emanuele Morganti. Infine, è stato definito il calendario delle udienze di un processo che si prospetta molto lungo: la prossima si svolgerà, sempre presso il tribunale di Frosinone, il primo ottobre. 

Non sarà un processo come gli altri. Stamattina alle 9.30 davanti alla Corte d'assise di Frosinone si apre il procedimento contro i quattro accusati dell'omicidio di Emanuele Morganti, massacrato di botte a soli 20 anni.

A fine giugno, al termine di un'udienza abbastanza veloce, il gup aveva rinviato a giudizio Franco e Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna, i primi tre di Alatri, il quarto di Frosinone. La difesa, in occasione dell'udienza preliminare aveva tentato la carta del legittimo sospetto, ovvero del possibile condizionamento di testi e giudici popolari per la forte esposizione mediatica del caso. Così facendo aveva chiesto lo spostamento del processo in altra sede. Ma la Corte di cassazione, dopo un doppio passaggio, aveva stabilito che non ci sono gli estremi per accogliere l'istanza e aveva rimesso gli atti a Frosinone perché si procedesse.

I pubblici ministeri, il procuratore Giuseppe De Falco e i sostituti Adolfo Coletta e Vittorio Misiti, che hanno condotto le indagini affidate ai carabinieri, hanno puntato l'indice sui quattro che, in momenti diversi, sono stati arrestati. Prima era toccato, il 28 marzo, al duo Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, rifugiatisi a Roma da parenti, quindi, il 10 aprile, a Michel Fortuna, e da ultimo, il 30 ottobre, a Franco Castagnacci, padre di Mario.

Ai quattro arrestati la procura ha contestato l'omicidio volontario avvenuto in uno stato di «esaltazione collettiva» e «sotto l'effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti». La famiglia Morganti, che affianca la procura nel sostenere l'accusa, si è costituita parte civile con gli avvocati Enrico Pavia e Pietro Polidori. I quattro imputati sono rappresentati dagli avvocati Bruno Naso, Christian Alviani, Angelo Bucci, Massimiliano Carbone e Marilena Colagiacomo. La difesa contesta la qualificazione giuridica data al fatto, ovvero l'omicidio volontario, e punterà a derubricare l'accusa in omicidio preterintenzionale o in rissa aggravata dall'omicidio. Con l'obiettivo, in caso di condanna, di ottenere una riduzione della pena da comminare. Ed è quanto è già emerso durante l'udienza preliminare di giugno.

L'udienza di oggi sarà dedicata all'ammissione delle prove, alla selezione dei testi da sentire tra le 168 persone ascoltate dalla procura nel corso della lunga attività investigativa, ad eventuali incarichi per le perizie e, presumibilmente, per stilare il calendario del processo.
Resta da chiarire la posizione dei quattro buttafuori (difesi dagli avvocati Riccardo Masecchia, Giampiero Vellucci, Massimo Titi e Daniela Tiani) tuttora indagati per omicidio. Si attende la chiusura delle indagini per capire se si arriverà a contestare la rissa, aggravata dall'omicidio (in questo caso con archiviazione dell'imputazione principale), o il concorso in omicidio.
Come già accaduto nelle udienze di febbraio e giugno, ci sarà un consistente spiegamento di forze dell'ordine per evitare qualsiasi incidente o intemperanza.

di: Raffaele Calcabrina