Si spacciava per dipendente della Camera dei deputati e prometteva un'assunzione. Con questo sistema un uomo di Fontechiari sarebbe stato indotto a versare quattromila euro, confidando di essere assunto come addetto alle pulizie dei treni. Si è aperto ieri, davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone Silvia Fonte Basso, il processo a carico di Roberto Girolami, 60 anni, di Morolo. È imputato di truffa. Contro di lui si è costituito parte civile un uomo residente a Fontechiari, che si è rivolto all'avvocato Marco Paglia.

Una tecnica, quella di farsi passare per dipendente della Camera, già collaudata tenuto conto che lo stesso Girolami, per fatti analoghi, è stato condannato in primo grado, con il rito abbreviato, a tre anni e nove mesi più la multa di 1.800 euro e il risarcimento dei danni ai truffati. Gli altri quattro coimputati, invece, compariranno davanti al giudice monocratico nell'udienza di lunedì prossimo. Il processo aperto ieri si riferisce a un singolo episodio di giugno del 2013. Girolami è accusato di aver utilizzato artifici e raggiri, attribuendosi false qualifiche, essendosi presentato come dipendente della Camera, paventando amicizie con esponenti politici nazionali di primo livello. In questo modo avrebbe offerto un posto di lavoro alle Ferrovie dello Stato come addetto alle pulizie dei treni, «facendosi consegnare secondo la tesi della procura di Frosinone la somma di 4.000 euro in contanti, somma che doveva essere poi consegnata ad una persona che avrebbe dovuto far assumere il predetto a tempo indeterminato, circostanza poi mai verificatasi».

Dopo aver atteso a lungo l'assunzione, il cinquantaquatrenne ha mangiato la foglia e capito che sui treni sarebbe salito solo con un biglietto in mano. Così ha deciso di presentare una querela. Dopo la costituzione di parte civile, le richieste sulle prove e sui testi da sentire, il processo è stato aggiornato al 17 maggio 2019. In precedenza in sei erano finiti sotto accusa, sempre per truffa. Dietro pagamento di somme che andavano da un minimo di cinquemila a un massimo di diecimila euro veniva garantita un'assunzione, millantando la conoscenza con politici di rango. Inizialmente era stata contestata anche l'associazione a delinquere, accusa poi caduta. È così rimasta l'ipotesi di truffa.

Le vittime del gruppo (composto da persone di Ferentino e Roma) sarebbero state una decina tra conoscenti o persone presentate da amici, residenti nel circondario tra Frosinone, Ferentino, Patrica e Morolo. L'inchiesta è partita su denuncia presentata nel 2014 da una donna stanca di attendere il posto di lavoro promesso, e per il quale aveva già pagato una prima tranche. La donna presentò anche due registrazioni telefoniche. Da lì vennero attivate anche le intercettazioni telefoniche. L'accusato principale ha poi scelto, insieme alla sorella, di chiudere il procedimento con il rito abbreviato.