Due donne sono state denunciate dai carabinieri per occupazione illecita della villa dello stupro a Ferentino. Tutto è partito dalla richiesta presentata da uno dei condannati, coniuge di una delle donne segnalate, per poter ottenere la detenzione domiciliare nell'abitazione già confiscata alla criminalità organizzata dal tribunale di Frosinone. Ieri mattina i carabinieri del comando stazione di Ferentino, che fa capo al maresciallo maggiore Raffaele Alborino, coordinati dal comandante della compagnia carabinieri di Anagni, capitano Camillo Giovanni Meo, nell'ambito di indagini, ancora non chiuse, hanno denunciato in stato di libertà per invasione di terreni o edifici e danneggiamento (la porta d'ingresso è stata divelta) in concorso, due donne, una di etnia rom, l'altra un'addetta alle pulizie, residenti a Ferentino.

La coppia avrebbe forzato le serrature sistemate dal Comune, ente proprietario della villa confiscata, situata in aperta campagna, in zona Forma Coperta, e vi sarebbero stati trovati all'interno perfino dei mobili. I controlli dei militari sono scattati di sera, intorno alle 20, di conseguenza sarebbero state sorprese nell'immobile, teatro della violenza sessuale di gruppo, consumata fra il 3 e 4 settembre 2016, che ha visto condannate, in primo grado, sei persone appartenenti a un paio di famiglie rom. È la casa dove una di loro, difese dall'avvocato Luigi Tozzi, abitava in precedenza. Nel corso dell'ispezione, secondo l'esito dell'operazione dell'Arma, i carabinieri avrebbero sorpreso le donne all'interno dell'abitazione, già parzialmente arredata. Perciò ieri mattina lo stabile è stato fatto sgomberare per consentire al personale dell'ufficio tecnico del Comune di sostituire le serrature, in attesa che l'immobile venga adibito per finalità di pubblica utilità come disposto dal decreto di confisca. Suscitò particolare clamore la storia dello stupro di gruppo ai danni di una ventenne. La vicenda portò appunto all'arresto del branco e ai successivi processo e condanna.