Costretto ad avere rapporti sessuali con l'amico di famiglia. Rapporti che venivano ripresi con una telecamera. E il materiale pedopornografico, seppur non divulgato, finiva nel computer insieme ad altre immagini che ritraevano coetanei in atteggiamenti sessuali espliciti. Quello che pensava fosse una persona di cui potersi fidare, è diventato il suo incubo per mesi, fino a quando non ha trovato la forza e il coraggio di raccontare tutto ai genitori. Ha raccontato quello che era stato costretto a vivere, in tempi diversi dall'inizio del 2017 fino alla scorsa primavera. Sono partite così le indagini da parte dei carabinieri e venerdì è finito in manette un quarantenne di Fiuggi. Per lui l'accusa è di violenza sessuale aggravata in danno di un minorenne, prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Per l'uomo si sono aperte le porte della casa circondariale di Frosinone.

I fatti
Aveva approfittato della giovanissima età della vittima, del fatto che fosse un amico di famiglia. Il quarantenne, stando alle accuse, lo ha costretto a fare sesso con lui, filmando quei rapporti e producendo materiale pedopornografico. Materiale che non era stato divulgato, ma era "custodito" in un pc. Acquisita la notizia di reato, i militari della Compagnia di Alatri hanno immediatamente avviato le indagini, di concerto con l'autorità giudiziaria, finalizzate ad accertare la veridicità di quanto era stato rivelato dal minore alla famiglia. Gli accertamenti hanno portato a ottenere un chiaro e sconcertante quadro del disegno criminoso posto in essere dal fiuggino, il quale, in tempi diversi, dall'inizio dello scorso anno e fino a sei mesi fa, aveva costretto il ragazzino ad avere rapporti con lui. Le indagini tecniche hanno permesso, inoltre, di trovare, all'interno del computer di proprietà dell'arrestato, ulteriori immagini di altri minori in atteggiamenti sessuali espliciti. L'inequivocabile responsabilità penale, appurata nel corso dell'intensa attività investigativa svolta dai militari, ha permesso di avanzare la richiesta di una misura cautelare tesa ad evitare la reiterazione del reato. Richiesta che è stata accolta pienamente dal competente tribunale ordinario di Roma, che ha emesso la misura della custodia cautelare in carcere. Il quarantenne è stato accompagnato nella casa circondariale di Frosinone.