Quattro anni in primo grado, assolto in appello. È la storia di un commerciante di Ceprano accusato di spaccio di droga dopo esser stato fermato nel 2006 dai carabinieri per un controllo antidroga. In quell'occasione a S.D.V., 34 anni, era stato contestato il possesso di cento grammi di hashish nonché l'aver allestito una piantagione di marijuana.

Ieri il commerciante, assistito dal nuovo avvocato Giampiero Vellucci, è stato giudicato dalla prima sezione della Corte d'appello di Roma. La difesa, nel tentativo di smontare la ricostruzione che aveva portato il tribunale a infliggere la condanna in primo grado, si è sviluppata su due direttrici. La prima riguarda l'hashish per il quale l'accusato ha invocato l'uso personale. La droga, infatti, gli era stata sequestrata dopo che, a seguito di un appostamento dei militari dell'Arma, era stato fermato mentre si recava dalla fidanzata ad Arce. Lo stupefacente era salto fuori, all'atto della perquisizione, negli slip (qualche grammo) e poi in casa dove la perquisizione era stata estesa. Ma non solo. Il controllo era stato effettuato anche all'esterno dell'abitazione, sempre Ad Arce. Ed è lì che erano saltate fuori le piante di marijuana. Piante che, una volta essiccate, potevano esser rivendute. Per un periodo, peraltro, il ragazzo era finito agli arresti domiciliari.

Davanti al tribunale di Cassino, il commerciante aveva subito una condanna a quattro anni di reclusione che era stata impugnata. I giudici di secondo grado, tuttavia, hanno accolto la tesi dell'uso personale dell'hashish, mentre per quanto riguarda il ritrovamento delle piantine di marijuana, la corte d'appello ha sentenziato che non è dimostrabile la proprietà di S.D.V. Da qui, dunque, la decisione di mandarlo assolto. Un esito sicuramente imprevedibile, tenuto conto del risultato del processo di prima istanza.