Delitto Teoli, oltre al coltello sporco di sangue il Ris scopre e sequestra anche un portaposate intriso della stessa sostanza ematica. Ovviamente, anche la cassetta di plastica sarà oggetto di comparazioni, così come la lama da 12 centimetri: dopo il sequestro effettuato e convalidato si apre il momento più importante.
Quel coltello sequestrato, con un manico in plastica (che potrebbe dunque essere stato usato senza provocare ferite sulle mani dell'aggressore) potrebbe rappresentare la chiave di volta dell'intero caso.

Tre, finora, le lame sequestrate durante i diversi sopralluoghi eseguiti dal Ris del capitano Rapone e dagli uomini del capitano Nicolai e dal tenente De Lisa.
Ma fino a questo momento nessuno è sembrato essere compatibile con le ferite quattro almeno quelle mortali riscontrate sul corpo di Antonio Teoli, l'ex operaio Fca di 68 anni, trovato senza vita nel giardino della sua abitazione. Secondo gli inquirenti, per mano di suo figlio Mario, trent'anni, in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato.
Mario, dal canto suo (difeso dall'avvocato Angelo Pollino) ha sempre rigettato ogni accusa. A rappresentare la parte offesa, invece, l'avvocato Emiliano Mignanelli.

In 90 giorni gli inquirenti, coordinati dal dottor De Franco, dovranno arrivare alla verità scientifica: stabilire con esattezza la dinamica dell'aggressione, la paternità delle tracce ematiche trovate, acclarare o negare la compatibilità tra la lama e le ferite sul corpo della vittima.
Le tracce sul portaposate potrebbero descrivere con precisione la dinamica della violenza ma soprattutto la volontà dell'aggressore. Un lavoro certosino che servirà a stabilire cosa sia accaduto in quella abitazione lungo la provinciale lo scorso 1° agosto, al culmine di una lite furiosa nata per futili motivi.