Gestione dell'emergenza profughi, è scontro sulla costituzione di parte civile. Ieri, davanti al giudice per le udienze preliminari di Frosinone, era in programma l'udienza a carico dell'ex sindaco di San Giovanni Incarico Antonio Salvati, sotto accusa in qualità di presidente dell'Unione dei Comuni Antica Terra di Lavoro. Gli altri due coimputati, le cui posizioni sono state stralciate, sono stati rinviati a giudizio davanti al tribunale di Frosinone.

Per fronteggiare l'emergenza profughi dopo la Primavera araba, l'Unione dei Comuni venne incaricata dell'accoglienza. L'Unione, non avendo proprie strutture, si rivolse alla cooperativa Noi, Nuovi orizzonti imprenditoriali. Quest'ultima, a sua volta, si appoggiò alla società proprietaria dell'albergo Bracaglia. Vennero ospitati circa duecento profughi «in pessime condizioni alloggiative», come ha scritto la Corte dei Conti che ha condannato, in primo grado, Salvati e il responsabile dei servizi finanziari dell'Unione, Giovanni Federici, a risarcire alla protezione civile regionale 208.580 euro.

Ieri, in occasione dell'udienza preliminare, l'associazione A buon diritto, attraverso l'avvocato Laura Barbiero, ha avanzato la richiesta di costituzione di parte civile anche per due ragazzi somali, parti offese, nonché per altri ragazzi ospitati nel periodo oggetto d'indagine. Contro tale costituzione si è opposta la difesa dei Salvati. Il giudice ha allora chiesto un rinvio per valutare meglio la copiosa documentazione. Il pubblico ministero Beatrice Siravo si è opposta al rinvio. La prossima udienza per decidere sulla costituzione di parte civile è stata fissata all'11 ottobre.

Nel dicembre del 2016, dopo che la procura di Cassino aveva chiesto più volte l'archiviazione per Salvati, il pm aveva chiesto al gup l'imputazione coatta. Gran parte della questione ruota sulla sovrafatturazione dei costi sostenuti: per la procura la cooperativa Noi avrebbe versato alla Linea alberghiera 26 euro a persona, mentre l'hotel avrebbe fatturato 38 euro. Stando a quanto scrive il gip nell'ordinanza i soldi versati sul conto "profughi Nord Africa" dell'Unione dei Comuni, «erano stati utilizzati dal presidente per retribuire altri dipendenti dell'Unione dei Comuni assunti dall'Unione in concomitanza con l'attività d'accoglienza, i quali però non risulta abbiano svolto attività inerenti il progetto». Tale assunzione, per il giudice, «non pare adeguatamente giustificata da reali esigenze».