Trovato un altro coltello, forse quello giusto. L'arma individuata ieri all'interno di un cassetto della cucina dei Teoli, sporco di sangue, potrebbe rappresentare la chiave di volta dell'intero quadro costruito nei confronti di Mario Teoli, il trentenne accusato di aver ucciso con almeno quattro fendenti letali suo padre Antonio, in una sera d'estate (era il 1° agosto) piena di rabbia e disperazione.

Già nei precedenti sopralluoghi, i carabinieri del capitano Tamara Nicolai avevano sequestrato alcuni coltelli. L'ultimo con lama in acciaio «costruito artigianalmente» e con manico in plastica: un dettaglio che poteva spiegare l'assenza di ferite sulle mani del trentenne, assistito dall'avvocato Angelo Pollino, in carcere per omicidio volontario aggravato. Eppure, secondo i beninformati, quella lama non sarebbe compatibile con i fendenti mortali riportati da Antonio. Quello trovato ieri, però, è da studiare: se la lama dovesse risultare compatibile con le ferite; se le tracce ematiche fossero quelle della vittima, potrebbe dirsi chiuso il cerchio sull'arma utilizzata al culmine di una lite nata da vecchie ruggini.

Per poter affermare senza ombra di dubbio che sia stato proprio Mario a scagliarsi contro suo padre, occorrerà però attendere l'analisi delle macchie di sangue: risultati che dovrebbero arrivare in 90 giorni. L'analisi del sangue attraverso la Bpa (Bloodstain pattern analysis), ovvero la disciplina che si occupa dello studio delle macchie e delle traiettorie delle gocce, potrebbe offrire un quadro più chiaro sulla dinamica: fondamentali le attività poste in essere dal capitano Rapone e dai suoi uomini - insieme ai colleghi del Norm di Pontecorvo, con il tenente De Lisa - per dirimere ogni dubbio. Il titolare dell'inchiesta aperta dopo quella convulsa notte di sangue e dolore, il dottor De Franco, non ha escluso alcun accertamento per poter ottenere elementi granitici a sostegno delle ipotesi formulate fino a questo momento, compresi l'utilizzo di un drone o l'intervento dell'esercito della Cecchignola con i metal detector. Al momento tutto farebbe convergere verso l'ipotesi iniziale.

Ma se la comparazione delle tracce di sangue e l'analisi delle tracce di dna (già repertate) dovesse raccontare della presenza di una terza persona all'interno dell'abitazione lungo la provinciale, in quella notte convulsa, si aprirebbero prospettive nuove. E ben altro quadro in cui inserire il caso che al momento resta legato a un'ipotesi di parricidio.