Sono intervenuti a fatti ormai conclusi i carabinieri di Priverno, che hanno comunque provveduto a denunciare tre migranti ospiti di uno dei centri Sprar sparsi sul territorio comunale. I fatti sono accaduti lunedì sera dopo le 20, quando in un appartamento sito in via del Montanino, nel centro storico di Priverno, al cui interno vivono due differenti nuclei familiari, uno composto da due persone e l'altro di tre, di diversa etnia, uno nigeriano, l'altro proveniente dalla Guinea -, è scoppiata una rissa il cui fragore ha indotto i vicini di casa a chiamare il 112. Arrivati sul posto, i militari della locale Stazione hanno potuto constatare che l'acceso diverbio, presto tramutatosi in colluttazione, era ormai sopito non senza conseguenze e, dopo aver ricostruito l'accaduto, hanno provveduto a identificare gli autori dei fatti e a denunciarne tre di loro.

Le due famiglie convivevano ormai da mesi e mesi nella stessa abitazione, allocati lì dalla cooperativa che ha gestito il precedente triennio del Servizio di protezione rifugiati e richiedenti asilo con più proroghe, salvo essere sostituita da qualche mese, a seguito di nuova procedura di affidamento a una nuova cooperativa, che è intenta ad applicare un consistente piano di ridistribuzione logistica degli ospiti. La loro soluzione abitativa prevedeva per ognuno dei due nuclei familiari, uno marito e moglie, l'altro marito e moglie con il rispettivo figlio, una stanza da letto ciascuno e servizi come bagni e cucina in comune. Vuoi la suddivisione degli spazi comuni, vuoi una diversa cultura derivanti da due etnie dissimili, avevano già portato a diverbi tra le parti ma mai tanto acuti.

A cominciare la rissa sono state le due donne. Uno dei due uomini è intervenuto fisicamente in soccorso della propria consorte, mentre l'altro uomo è giunto per ultimo a sedare la rissa riportando anche lievi lesioni. Tranne colui che ha avuto la peggio e tranne il bimbo che, per ovvi motivi, non ha preso parte alla diatriba, i tre contendenti sono stati tutti denunciati e deferiti a piede libero all'autorità giudiziaria competente. I dirigenti della cooperativa, prontamente avvisati, altrettanto prontamente sono già corsi ai ripari mettendo fine alla coabitazione delle due famiglie, spostando il nucleo numericamente più piccolo.