A chi era destinata quella coca purissima nascosta nell'armadio del pizzaiolo di Cassino arrestato dalla polizia? Chi poteva bussare a quella porta, comoda, al pianterreno, per smerci veloci? Probabilmente non i clienti noti che affollano determinate aree dei quartieri, dove certi citofoni sono rinomati nell'ambiente, né tanto meno i ragazzini che sanno bene come rifornirsi nelle aree centrali, specie durante la movida. Ragazzini che "bussano" ad altri ragazzini, i baby pusher, che circolano in centro "assoldati" da capi e capetti che preferiscono restare dietro le quinte.

I tre fronti
Luoghi insospettabili per insospettabili! Si scava in questa direzione. In generale, è il terzo fronte del rifornimento, quello destinato ai vip, ai professionisti o commercianti altrettanto insospettabili in un universo dove può addirittura capitare che la domanda possa superare l'offerta. Specie quando i controlli sono serrati e mettono a dura prova gli smerci.

Cento grammi, nascosti nell'armadio di casa, insieme a sostanze per aumentarne il volume e bilancino. Cento grammi purissimi, che presto sarebbero diventati piccole dosi da piazzare in circuiti - magari - costruiti nel tempo, dove l'affidabilità e la discrezione giocano un ruolo determinante.
Diversi gli appartamenti scoperti nelle varie operazioni dalla polizia, addirittura nel centro urbano (come via Lombardia o via degli Eroi), dove i piccoli tesori di polvere bianca potevano avere un doppio fine: rifornire i pusher della movida, con approvvigionamenti veloci, o rifornire i clienti di un ceto più elevato.
Appartamenti o attività commerciali, magari, studiate per chi non deve farsi notare in aree "malfamate". Ma le indagini degli uomini del vice questore Mascia si focalizzano anche sui canali di rifornimento. Bisogna capire se la partita arriva da nuclei "rodati" che fanno pervenire - con pit stop in zone deposito - quantitativi di coca da mezzo o da un chilo, oppure se ci sono viaggi in solitaria verso la terra campana, ma non solo.

Cocaina pura anche quella sequestrata a San Bartolomeo, appena qualche mese fa, e ritrovata in un sottotetto all'interno di una cassaforte murata. Mezzo chilo, con bustine da 50 grammi sottovuoto. Plausibile che da una "base" - tipo quella - potessero partire le consegne per i pusher medi.
Diversamente, nel caso del recente arresto in via Sferracavalli con 100 grammi di droga in cantina, le bustine già confezionate erano da 20 grammi ciascuna, lasciando immaginare un passaggio successivo rivolto a spacciatori che si vanno incardinare in un terzo livello della piramide.
Tante tessere da incastrare e una sola verità: l'enorme consumo in città. Talmente alto che i mini sequestri sono continui, legati ai controlli ai clienti da parte delle forze dell'ordine con conseguente segnalazioni alla prefettura. Incappano in queste verifiche ragazzi ma anche adulti, uomini e donne, fornendo una panoramica dei consumatori davvero vasta. Indistinta.

E i guadagni? Se una partita da 100 grammi può costare qualche migliaio di euro (dipende se l'acquisto avviene da un grossista campano o da un fornitore locale, dipende anche se è singolo o fa parte di una partita più vasta), con 100 grammi - e i dovuto mescolamenti che ne triplicano la quantità - si arriva a incassare anche 3-40.000 euro. Un rischio che anche un pizzaiolo insospettabili potrebbe decidere di correre.