Si riaccendono i riflettori sulla discarica di via Le Lame, nei pressi del Sacco, nata per soddisfare il servizio di smaltimento di rifiuti urbani del Comune di Frosinone, ma che successivamente ha risposto anche alle esigenze di altri territori per via della crisi emergenziale regionale. Una zona da riqualificare e classificata come Sito d'interesse nazionale. A inizio 2015 la lettera di Maria Spilabotte, ex senatrice Pd, al ministro dell'ambiente del precedente governo Gian Luca Galletti e l'invito a un sopralluogo.
E adesso, con il nuovo governo, attraverso un'interrogazione a Sergio Costa, ministro dell'ambiente, è la deputata Ilaria Fontana (Movimento 5 Stelle commissione ambiente) ad affrontare la tematica. Ieri era a Frosinone, nei pressi della discarica. «Come membro della commissione ambiente -ha specificato Fontana- Ho sentito il dovere di interrogare il ministro Costa per verificare che qualsiasi progettazione relativa alla bonifica risultasse compatibile e adeguata alle reali condizioni dell'area Sin nella quale si trova. In particolare ho interrogato il ministro sui risultati ottenuti dalla campagna di indagini ambientali a cura degli enti di controllo competenti sulle matrici delle acque sotterranee circostanti e dei suoli; su un'eventuale valutazione fatta in merito alla proposta avanzata dal Comune anche in relazione al quadro generale della pianificazione futura di bonifica del Sin in termini di tempi e costi e sul cronoprogramma al fine di procedere alla messa in sicurezza e alla bonifica del sito e dei terreni circostanti». L'interrogazione depositata è stata scritta con Christian Bellincampi (Movimento 5 Stelle), consigliere comunale di Frosinone, e sottoscritta dai portavoce nazionali rappresentanti del territorio.
«Voglio questo ringraziare l'onorevole Fontana, sempre attenta a questo tipo di tematiche -ha sottolineato l'esponente pentastellato del capoluogo- L'interrogazione è un primo passo. Ma dobbiamo andare avanti. L'impegno non manca».

La storia
La discarica di via Le Lame è stata utilizzata dal 1956 e fino al 2002. È composta da tre bacini, il primo è del 1987 (anche se i conferimenti sono iniziati decenni prima), il secondo ha visto un impiego da marzo 1992 a giugno 1994, il terzo dal 1994 al 2002. Si stima che, tra rifiuti e sovvalli, il sito abbia ospitato 651.000 metri cubi in una superficie di quasi 4 ettari. A dicembre 2014 i carabinieri avevano effettuato il sequestro conservativo della discarica: sulla base degli accertamenti compiuti dall'Arpa e di una perizia di tecnici incaricati dalla Procura della Repubblica di Frosinone sarebbe emerso un inquinamento delle falde acquifere causato dello sversamento del percolato. Qualche settimana più tardi, gennaio 2015, il provvedimento dell'amministrazione per vietare, nei terreni della zona, l'utilizzo delle acque del sottosuolo e del fiume «per scopi domestici, irrigui e zootecnici» nonché «di coltivare ortaggi, allevare e far pascolare il bestiame».