Ascoltata mamma Flora. Ieri pomeriggio ha varcato la soglia del tribunale di Cassino poco dopo le 15, accompagnata sin lì dai parenti. Ad attenderla il magistrato Roberto Bulgarini Nomi. Due ore di colloquio importanti dal momento che, a parte poche e confuse battute nell'imminenza dell'accaduto, mai aveva parlato finora con gli inquirenti. Colloquio utile per ricostruire quei momenti, per provare a ripercorrere quella maledetta mattina che la vede allontanarsi per la consueta passeggiata mentre nella casa di Corso Vittorio si consuma la strage che le ha tolto gli affetti più cari.

Al centro quelle mura domestiche così pesantemente violate dalla tragedia che ha trasformato, per sempre, una ordinaria giornata nel piccolo borgo. E proprio quell'abitazione resta sotto sequestro cautelativo e preventivo. Effettuati i preliminari accertamenti e, in attesa del confronto con il medico legale, potrebbero essere preventivati accessi successivi da parte degli investigatori. Saranno solo gli ulteriori sviluppi dei militari del nucleo investigativo di Frosinone, coordinati dal maggiore Lombardi insieme ai colleghi di Pontecorvo guidati dal capitano Nicolai agli ordini del colonnello Cagnazzo, a far propendere per l'eventualità di riaprire quel portone per ulteriori accertamenti. Intanto continuano ad essere ascoltate le persone del paese e i familiari con l'obiettivo di avere un quadro sempre più nitido sull'intera dinamica.

In paese
«Ognuno ha un velo di tristezza sul volto, il dispiacere più grosso lo noto tra i ragazzi del nostro paese». Difficile tornare alla normalità ad Esperia con un fardello di dolore che è pesante, a tratti insopportabile. Sono i ragazzi, come ammette il sindaco Giuseppe Villani, a sentire le fitte più acute di dolore: Isabella e Mariano erano parte integrante delle loro vite, anime presenti in un borgo dove ognuno ha un ruolo, un compito, dove insieme e ogni giorno si va ad intessere una trama. E gli adulti, anch'essi travolti dall'atroce delitto, portano il loro carico di sofferenza e provano a consolare i più giovani.
Impossibile percorrere quelle vie senza sentire un vuoto, senza desiderare di tornare a incontrarli, senza immaginare i passi leggeri di danza di Isabella o le note della chitarra di Mariano.
È il ritorno alla quotidianità che fa più male. Sono i giorni più lunghi per tutti, quelli in cui emerge la consapevolezza che davvero non ci sono più mentre la mente non cancella la difficile e cruenta dinamica che vede papà Gianni, ferroviere in pensione di 67 anni, impugnare una pistola e sparare nel sonno ai suoi figli né si dimenticano le urla strazianti di mamma Flora ai funerali lungo la strada del corteo, in chiesa, al cimitero. È ancora troppo forte il dolore corale di un popolo intero, quello che si è ritrovato in piazza Consalvo con le rose bianche in mano e l'inconsolabile tristezza nel cuore. Il pensiero di tutti è proprio per lei, per mamma Flora e per il suo immenso dolore. Tutti vorrebbero abbracciarla ma rispettano quel doveroso distacco e silenzio. «Vicini alla famiglia con il silenzio», risuona ancora l'appello dal pulpito di don Bruno.