Una comunità ancora sotto choc. Il giorno dopo la tragedia che ha visto la famiglia Paliotta spezzarsi all'improvviso, nel piccolo Borgo di Esperia il clima è teso. Poche le parole dei cittadini, volti rigati dalle lacrime per un delitto che non trova spiegazioni.
Ora al dolore si aggiunge la preoccupazione per la madre dei ragazzi che ancora è ricoverata al Santa Scolastica. Per lei lo choc quando ha aperto la porta di casa è stato troppo forte. Finestre chiuse e poca voglia di parlare, nessuno avrebbe mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere a quella famiglia così bella.

Una tragedia inenarrabile.  Mentre la comunità di amici e parenti non trova le parole per raccontare, per capire, per spiegare – semmai ci possano essere motivazioni logiche – che cosa è accaduto ieri mattina nella tranquilla abitazione in corso Vittorio, tornano alla mente i sorrisi, gli occhi e le anime belle di Mariano e Isabella.
Due ragazzi bravissimi, socievoli, solari, ma anche discreti. Moltissimi affidano a Facebook aneddoti, foto e pensieri: il dramma è troppo grande e ha bisogno di essere condiviso, anche se non troverà mai giustificazioni.
Isabella, una guerriera nonostante la sua giovane età perché aveva conosciuto la malattia e proprio la sua mamma le aveva donato un rene, aveva conseguito la maturità all'Istituto tecnico commerciale "Medaglia d'Oro" di Cassino lo scorso mese di giugno riportando la votazione di cento su cento. Ora si preparava per frequentare l'università; elegantissima quando le sue dita battevano sui tasti del pianoforte, raffinati i passi di danza che muoveva nella scuola "Dea club" di Esperia, la sua grande passione. Isabella era bellissima, dolce e dai modi gentili, il sorriso innocente sempre sulle labbra, gli occhi pronti a scoprire il mondo. Le sue amiche da ieri la piangono e tirano fuori memorie, foto, ricordi.
Mariano, ventisette anni, il fratello maggiore, eccezionale a detta di tutti, amici e parenti. Chimico, anche lui con la passione per la musica, un inconfondibile stile da rocker anni Settanta, appassionato di fiori, aveva terminato gli studi universitari a Tor Vergata a Roma e si apprestava ad entrare nel mondo del lavoro. Anima della festa,"anima splendida" lo definiscono i suoi amici, Mariano, ieri mattina, stava dormendo nella sua camera, quando, come la sorella,è stato colpito dal padre in un raptus di follia. «Quante belle serate passate insieme, quante risate, i tuoi discorsi sulla scienza, sull'universo, sulla vita, le tue teorie», ricorda un amico. Un ragazzo poliedrico, con mille passioni, serio e sensibile, ma anche allegro, innamorato del suo paese natale, che si godeva soprattutto d'estate. Dopo essere stato un attivo organizzatore della Festa del Vicolo che si è tenuta il 17 agosto scorso, stava per dedicarsi alla festa del Partito Democratico.
Mariano e Isabella, due dolci angeli, come già sono stati ribattezzati.

E poi c'è l'omicida-suicida, il papà che all'alba di ieri si è trasformato in mostro, anche se risulta difficile solo pensarlo per chi lo conosceva. Giovanni Paliotta, che tutti a Esperia chiamavano Gianni, sessantasette anni, era infatti una persona perbene, una vita trascorsa nelle Ferrovie dello Stato, pensionato da qualche anno, padre di famiglia inappuntabile, tranquillo, molto riservato, ma sempre pronto a seguire i suoi figli. Qualcuno ricorda il campus che solo l'anno scorso ha vissuto proprio con Mariano o la telecamera che spesso imbracciava per riprendere le performance dei suoi ragazzi.

E, ancora, il pensiero va alla signora Flora, moglie e madre ferita, lei che ieri mattina, al rientro in casa, ha scoperto i corpi dei suoi figli e del marito e che, sgomenta, ha dovuto fare ricorso alle cure dei medici. Maestra tanto amata e in gamba, ancora precaria, una donna molto solare, attaccatissima ai figli, l'anno scorso aveva lavorato nella scuola di Pontecorvo. "Che i figli da lassù le diano la forza", dicono in molti.

Profondamente toccato dalla sciagura il sindaco di Esperia, Giuseppe Villani, che conosceva bene la famiglia Paliotta, una famiglia che capitava spesso di vedere insieme e unita: «Tutta la comunità di Esperia è sotto choc per questa ennesima tragedia familiare. La famiglia Paliotta è una famiglia per bene, rispettosa e rispettata da tutti – ha affermato il primo cittadino che ieri mattina è immediatamente accorso nel vicolo tra via Fantacone e corso Vittorio, dietro piazza Campo Consalvo – persone impegnate nel sociale, nel volontariato. Noi esperiani non vogliamo crederci, non possiamo pensare che sia davvero successo, che due giovani vite siano state stroncate così, non riusciamo neppure a parlare, io stesso come sindaco non trovo le parole. Siamo in lutto tutti, ci stringiamo al dolore dei familiari».
Ieri mattina i bar e diversi esercizi commerciali del paese si sono fermati in segno di lutto e hanno abbassato le saracinesche.
Il silenzio tagliava l'aria in ogni angolo. Annullati già due eventi pubblici. Il sindaco Villani ha cancellato l'annuale festa del primo settembre dedicata alla musica popolare. Stop anche alla festa del Partito Democratico che si sarebbe dovuta svolgere a metà settembre: Mariano infatti era un componente del direttivo della sezione.
Villani ha inoltre annunciato che il giorno dei funerali di Giovanni Paliotta e dei giovani angeli Mariano e Isabella sarà proclamato il lutto cittadino. 

di: Romina D'Aniello

Tre colpi, secchi, precisi. Esplosi da un uomo che le armi le conosceva. Amante della caccia, titolare di una licenza di porto d'armi, con una calibro 22, un'altra pistola e diversi fucili dichiarati. Sarà, comunque, l'autopsia disposta dal sostituto procuratore Bulgarini Nomi – che avrà luogo nei prossimi giorni – a rivelare la presenza di possibili altri colpi ora esclusi. Al momento gli inquirenti (sul caso indagano i carabinieri) fanno, infatti, riferimento a tre colpi, unoper ognivittima, esplosi da una pistola clandestina. Una di quelle armi, spesso ereditate, di cui incautamente si "perde memoria". Restano in casa, in qualche angolo, magari tra armi legali – come accaduto proprio in questa tragedia – e saltano fuori quando meno te lo aspetti. Quella modello 34 calibro 380 –un "9 corto" per chi le usa abitualmente – è saltata fuori all'improvviso in una anonima mattina di agosto, vecchissima ma perfettamente funzionante. Per fare una strage.

In base a una primissima ricostruzione dei fatti – ma questo è uno degli elementi da accertare – sembrerebbe che Giovanni, l'ex ferroviere, ora in pensione, con la licenza venatoria regolare ma con il "9 corto" clandestino tra le mani, abbia raggiunto la stanza dei ragazzi mentre dormivano ancora. Ha esploso il primo colpo alla testa di Mariano (il più grande dei figli), che riposava sul letto di sopra; poi uno diretto con la stessa modalità alla sua Isabella, nel letto di sotto della struttura a castello.
E l'ultimo lo ha riservato per sé. Preciso, al capo. 

Le piste
Il risultato delle analisi dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Frosinone, coordinati dal maggiore Lombardi, sarà fondamentale. Gli esperti della scena del crimine dovranno comparare i tamponi effettuati con le tracce di sangue riscontrate su bossoli, cellulari, accappatoi e altri oggetti rinvenuti e repertati dai militari. Ai riscontri del capitano Nicolai faranno da contraltare quelli che seguiranno con l'autopsia disposta dal magistrato nei prossimi giorni. Ma se i primi accertamenti, terminati ieri sera dopo le 19 serviranno a chiarire aspetti tecnici e investigativi, resta comunque da scavare sui motivi.
Resta da andare a fondo per cercare di trovare, per quanto possibile, una spiegazione a una tragedia del genere accaduta all'interno di una famiglia modello, dove tutti sembravano vivere in perfetta armonia, l'uno accanto all'altro. Cosa possa aver spinto un uomo a uccidere i suoi figli prima di togliersi la vita, cosa possa improvvisamente essersi insinuato nella sua testa è uno dei fattori che dovranno tirare fuori gli inquirenti per poter mettere in fila gli elementi al momento senza un senso logico. Nulla che, comunque, possa essere in grado di lenire il dolore della madre, unica sopravvissuta alla tragedia. E se la donna fosse stata in casa in quei momenti? Giovanni avrebbe ucciso anche lei? O ancora, dietro potrebbe esserci una terribile scelta? La donna, ricoverata, ascoltata in prima battuta dai carabinieri sarà interrogata non appena le sue condizioni lo consentiranno. Intanto si scava nei rapporti interpersonali della coppia

di: Carmela Di Domenico

Ha ripercorso come ogni mattina quelle strade che conosceva a memoria, calpestando quei sampietrini porosi che ancora facevano respirare l'umidità della notte.
E come spesso accadeva, ancora prima che la famiglia fosse sveglia, era già a casa, carica della bellezza di un paesaggio mozzafiato che ammirava ogni volta che volgeva lo sguardo al panorama della sua amata Esperia. Maestra apprezzata e appassionata – lo scorso anno nella sede di Pontecorvo – era cresciuta in quella natura a perdita d'occhio, tra quei sentieri difficili per gli stranieri ma familiari ai residenti che vivono intensamente la loro comunità, anche quando per lavoro o studio sono costretti a lasciare la stessa terra dove tornano, carichi di nostalgia, appena possono.
Ieri mattina, però, qualcosa era diverso. E quando, tra le 7.30 e le 7.45 ha inserito la chiave nella serratura del portone al primo piano del grosso palazzo di mattoni a vista di via Vittorio Emanuele, a due passi da piazza Consalvo, ha realizzato che la vita non sarebbe mai stata come prima. Che ci sarebbe stato, per sempre, un prima e un dopo. Ha avuto solo la forza di chiamare 118 e carabinieri, poi ha accusato un malore ed è stata trasportata in ospedale dove è ricoverata.

L'orrore
Flora Ciferri, 51 anni, maestra di Esperia, ha dovuto guardare con i suoi occhi, gli stessi che avevano catturato l'essenza di un territorio duro e bellissimo, ciò a cui nessuno potrebbe mai essere pronto: i corpi dei due figli senza vita, nel loro letto a castello. E a terra, accanto a loro, quello di suo marito Giovanni. Chissà se in quella manciata di minuti prima dell'arrivo dell'ambulanza che l'ha trasportata al Santa Scolastica avrà realizzato che non si era trattato di una rapina finita male, di un balordo che senza pietà aveva sterminato la sua famiglia. Ma che a strappare alle sue braccia Mariano e Isabella, di 27 e 19 anni, era stato colui che li aveva tanto desiderati e messi al mondo, dopo quel sì che tanti anni fa era diventato una promessa di eternità. Isabella, bellissima, coi suoi capelli biondi, e Mariano, ricciuto e sempre irrequieto, pareva dormissero. A ucciderli nel sonno, prima di togliersi la vita, papà Giovanni, trovato a terra nella loro stanza. Prima di quel convulso andirivieni di ambulanze e carabinieri, prima che fosse purtroppo accertato che per loro non ci fosse più nulla da fare, qualcuno avrebbe riferito di aver udito solo un tonfo: non spari distinti. O grida. Un rumore sordo di qualcosa che improvvisamente cade a terra, prima che l'arrivo dei carabinieri della locale Stazione, dei colleghi del Nucleo Investigativo di Frosinone coordinati dal maggiore Antonio Lombardi e dei carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, guidati dal capitano Tamara Nicolai e dal tenente Vittorio De Lisa – tutti agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo che pure era sul posto – iniziassero la complessa attività di ricostruzione.
Un'operazione, questa volta, particolarmente difficile. I militari e la squadra del magistrato Roberto Bulgarini Nomi, che coordina le indagini, sono entrati nell'abitazione pochi minuti dopo i fatti: a terra Giovanni Paliotta, 67 anni, ex ferroviere in pensione, con accanto la pistola. Ancora a letto i due ragazzi. Cosa abbia potuto spingere un uomo tanto mite ed elegante, come tutti lo ricordano, ad impugnare la pistola e fare fuoco non è affatto chiaro.

di: Carmela Di Domenico

Aveva donato un rene alla figlia Isabella mamma Flora. Il gesto d'amore di una mamma nei confronti di una figlia per permetterle di avere di nuovo una vita normale, lontana da quella malattia che l'aveva costretta per diverso tempo a vivere di sofferenze. Una figlia che torna a sorridere e una famiglia che torna a vivere serena. Così sembrava da fuori la famiglia Paliotta, almeno fino ad oggi. Almeno fino a questa mattina quando mamma Flora, dopo essere uscita molto presto per delle commissioni è tornata a casa. In quell'abitazione di via Vittorio Emanuele, nel centro storico di Esperia, dove viveva con il marito ed i suoi due figli, Flora Ciferri ha trovato sterminata la sua famiglia, quella per la quale aveva combattuto come solo una mamma sa fare. 
Una scena agghiacciante quella che si è ritrovata davanti: i figli, Isabella e Mariano, erano in camera da letto, privi di vita. Freddati con dei colpi di pistola da chi, forse, non ha avuto la stessa forza di lottare come mamma Flora. Uccisi mentre dormivano dal padre Gianni Paliotta, un ferroviere in pensione. L'uomo, dopo il duplice omicidio, ha rivolto verso di sé quella pistola, che deteneva in casa irregolarmente, ed ha premuto il grilletto mettendo fine anche alla sua vita. Mamma Flora al suo ritorno non ha retto a tutto quel dolore, tanto che è stata colta da un malore e trasferita nell'ospedale di Cassino dove sarebbe tuttora ricoverata in stato di choc.

Ora restano i dubbi, tanti. Saranno i carabinieri che indagano su questa tragedia familiare a chiarirli, a fare luce su cosa sia scattato questa mattina nella mente di Gianni Paliotta per portarlo a compiere un gesto tanto estremo. Per convincerlo che l'unica cosa giusta da fare fosse quella di togliere la vita prima ai suoi figli poi a se stesso. 
Restano, purtroppo, anche delle certezze che nessuna mamma avrebbe mai voluto avere: i suoi figli, due giovani, pieni di sogni e di speranze, non ci sono più. Isabella, 19 anni, che aveva deciso di iscriversi all'università non arriverà mai alla laurea; Mariano, 27 anni, non avrà il tempo di scoprire come sarebbe stato quel nuovo lavoro che aveva trovato a Roma da poco. Restano una comunità, quella di Esperia, ed un'intera provincia, quella di Frosinone, sconvolte dall'accaduto. 

di: Roberta Di Pucchio

Uccide i figli e si toglie la vita con una pistola illegalmente detenuta. L'arma del delitto con la quale Giovanni Paliotta ha freddato nel sonno Mariano e Isabella non è una calibro 22 legalmente detenuta, così come ipotizzato nell'immediatezza, ma una calibro 9 corto, vecchissimo modello, mai denunciata e non annoverata tra le armi dichiarate che sono state riscontrate.
Per questo i carabinieri hanno sottoposto tutto a sequestro. Gli uomini del Nucleo investigativo di Frosinone, coordinati dal maggiore Lombardi, e quelli della Compagnia di Pontecorvo, guidati dal capitano Nicolai - del Comando provinciale di Frosinone agli ordini del colonnello Cagnazzo - stanno ultimando ancora gli accertamenti nell'abitazione di Esperia dove sono stati trovati senza vita Giovanni Paliotta di 70 anni, suo figlio Mariano di 27 e sua figlia Isabella di 19.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, i fratelli stavano ancora dormendo quando il padre avrebbe fatto fuoco uccidendo entrambi per poi suicidarsi. L'abitazione in via Vittorio Emanuele a due passi da piazza Consalvo è sottoposta a sequestro. Le indagini sono affidate al sostituto Roberto Bulgarini Nomi. 

di: La Redazione

Sono arrivati i Ris per effettuare i rilievi nella casa in cui questa mattina si è consumata la tragedia. Sul posto anche il medico legale che dovrà procedere con ulteriori esami sul luogo del delitto. L'aria è tesa ad Esperia, sono tante le persone arrivate nei pressi dell'abitazione incredule per quanto accaduto. Il viavai di auto dei carabinieri ha catturato l'attenzione di tutti fin dalle prime ore della mattina. Il silenzio è sceso sul paese tragicamente segnato da questo doloroso lutto. 

di: La Redazione

Tragedia senza paragoni. Comunità sotto choc per quello che è accaduto. Che cosa abbia mosso la mano omicida di Giovanni Paliotta, pensionato del '51, è ancora un mistero. In casa giacciono i corpi dei due figli, Isabella (19 anni, appena diplomata) e Mariano (27 laureato in chimica e alle prese con il primo lavoro a Roma). Stordimento in una comunità attraversata già dell'omicidio Teoli appena qualche settimana fa. Giovani di belle speranze freddati - da una prima ricostruzione - con una pistola regolarmente detenuta.

di: La Redazione

Una 765 regolarmente detenuta. Questa l'arma che sarebbe stata utilizzata dall'uomo, pensionato ultrasessantenne ed ex ferroviere, per colpire a morte i suoi figli. Lei 19 anni e lui 27, laureato in materie scientifiche e già alle prese con il primo lavoro a Roma. Una tragedia senza spiegazioni. La moglie era uscita per una passeggiata, stamattina presto, quando è rientrata e ha scoperto l'orrore. Ora è stata trasportata in ospedale dopo aver accusato un malore.
Giuseppe Villani, sconvolto come tutta Esperia dalla notizia, è immediatamente accorso nel vicoletto di corso Vittorio.
"Una famiglia per bene e tranquilla, una tragedia indescrivibile, la comunità di Esperia è sotto choc ci stringiamo al dolore della famiglia".

di: La Redazione

Li avrebbe ammazzati nel sonno. O comunque dentro casa. Questo sta emergendo da una prima terrificante ricostruzione su quello che appare come un omicidio-suicidio a Esperia.
Il papà avrebbe sparato al figlio di 25 anni e alla figlia di 19 e poi si è tolto la vita. Sotto choc il sindaco che, dal primo istante, si trova li sul posto. Sotto choc la comunità che inizia a essere raggiunta dalla notizia.

di: La Redazione

Un brutto risveglio a Esperia dove si sarebbe verificata una sparatoria. Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Pontecorvo guidati dal capitano Tamara Nocolai e dal tenente Vittorio De Lisa. Dalle prime indiscrezioni si parla di una tragedia familiare accaduta nella zona centrale, in una abitazione che affaccia sulla piazza. A essere coinvolti sarebbero tutti i componenti di un nucleo familiare, tre le vittime.

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di: La Redazione