Si sono svolti ieri, alle 15.30, nella chiesa di san Martino a Vallecorsa, i funerali di Armando Capirchio. L'allevatore il cui corpo, sezionato e messo in due sacchi di iuta, era stato ritrovato a marzo dopo circa dieci mesi di ricerche da parte degli uomini del Comando provinciale dei carabinieri in un dirupo nella campagna di Lenola, ha finalmente potuto avere una degna sepoltura dopo il rito funebre celebrato dal parroco don Francesco Paglia.
La cerimonia ha visto la partecipazione di un "fiume" di persone, ancora sconvolte e rammaricate per l'accaduto. È dalle loro parole contrite e dai loro visi provati che è stato possibile percepire quanto questo omicidio abbia segnato le coscienze dei vallecorsani i quali, nel giro di qualche mese, hanno visto due loro concittadini, due persone comuni, allevatori, risultare coinvolte in una vicenda così efferata: da un lato la vittima Armando Capirchio, e dall'altro il presunto assassino Michele Cialei, che tuttora non ha rilasciato alcuna dichiarazione dinanzi ai giudici.

«Fare completa chiarezza sui fatti e sulle ragioni» è quello che si augurano i cittadini e il vicesindaco Anelio Ferracci, che ha firmato un'ordinanza per dichiarare domenica 19 agosto giornata di lutto cittadino. Quest'ultimo ha sottolineato come si sia trattato di «una situazione che ha scosso tutta la popolazione di Vallecorsa fin dai primi giorni della scomparsa, per poi acuirsi purtroppo con il tragico ritrovamento dei resti sezionati. Ci sono stati diversi mesi di fermento, in cui insieme alle autorità, come amministrazione, ci siamo attivati nelle ricerche, io in primis, in quanto ero un vicino di casa di Capirchio, che era anche amico di mio padre. Nessuno pensava che qualcosa del genere potesse succedere a Vallecorsa fino al ritrovamento delle tracce ematiche e il successivo arresto del presunto omicida, che è un altro compaesano e che nessuno avrebbe pensato potesse essere coinvolto in questo triste epilogo. Voglio in ogni caso ringraziare le forze dell'ordine, il Comando provinciale dei carabinieri, i vigili del fuoco, la Protezione civile e tutti gli altri volontari che in questi mesi si sono adoperati nelle ricerche. Nutro grande fiducia nella giustizia».

Anche don Francesco Paglia, nella sua omelia, ha avuto modo di esprimere la sua vicinanza e il suo dolore per i familiari di Capirchio e in particolar modo per i due figli, la moglie, il fratello, la madre, che ha stretto forte a sé la foto del povero Armando e il padre che, alla vista del feretro, ha avuto un mancamento. Sempre il parroco, nel sottolineare come si sia trattato di una tragedia dal carattere "disumano", ha lanciato un monito ai presenti: "il corpo di Armando, qui davanti a noi, ci parla di ciò a cui può arrivare il cuore dell'uomo, del male che ha ubriacato il cuore dei suoi carnefici. Il cuore dell'uomo non deve ubriacarsi del male, della cattiveria, dell'invidia, ma scegliere Gesù e vivere, questa vita che Dio ci ha donato, donandola agli altri per essere felici con essi».