Il notaio Salvi ed altri volenterosi propongono il restauro delle tombe che ospitano i resti degli anagnini caduti nella Grande Guerra. Il 31 ottobre 1918 i generali austro-ungarici e quelli italiani si incontrarono a Villa Giusti, alle porte di Padova, per discutere le condizioni di pace. In accordo con gli alleati, l'Italia sottopose all'Impero asburgico un armistizio che si basava sulle richieste del Patto di Londra.

Veniva quindi formulato il diritto dell'esercito di occupare tutte le terre austro-ungariche sul litorale adriatico, la riduzione dell'esercito a 20 divisioni, la consegna del 50% dell'artiglieria in loro dotazione, la liberazione immediata dei prigionieri e il ritorno in Germania delle truppe tedesche entro due settimane. Carlo I, informato dai propri emissari, non poté far altro che accettare queste condizioni, e l'armistizio venne firmato alle 15.20 del 3 novembre 1918. Il "cessate il fuoco" sarebbe entrato in vigore alle 15 del 4 novembre, mettendo così ufficialmente fine alla Grande Guerra dopo quasi 3 anni e mezzo.

La richiesta
In vista del centenario, il notato Angelo Salvi ed altri volenterosi hanno proposto il restauro delle tombe con i resti di almeno 15 degli oltre 100 anagnini vittima della Guerra. Le lapidi si trovano, poste in maniera disordinata a causa della scarsa manutenzione degli ultimi anni, relegate in un angolo di quella che era la sacra sommità del cimitero comunale, ormai decadente e letteralmente in rovina.
Come comunicato da Salvi, è stato aperto un conto corrente dedicato presso BancAnagni, sul quale chi vuole può versare offerte destinate ai lavori da effettuare all'inizio del prossimo autunno.