Nella "Valutazione di ricaduta degli odorigeni emessi dal depuratore di Ceccano" è inserito anche l'elenco delle sei sostanze che provocano maggiormente odori ripugnanti.
Immediatamente dopo il predominante idrogeno solforato (o acido solfridrico) che sa caratteristicamente di uova marce, troviamo il quintetto formato dal putrido dimetildisolfuro, dalla pungente ammoniaca, dai nauseabondi indolo e scatolo e dallo sgradevole acido valerianico.

«Come è prevedibile - scrive nella sua relazione l'ingegnere incaricato dello studio dalla società di gestione dell'impianto di Colle San Paolo, la AeA - la situazione viene fortemente influenzata dal "che cosa" determina l'odore in quanto le soglie di olfattibilità dei diversi composti variano enormemente». Tutte le persone, ovviamente, riescono sentire il fetore e lo possono descrivere al raggiungimento della soglia alta, ma ce ne sono alcune che possono rilevare la puzza anche quando questa ha appena raggiunto un basso livello. Sono insomma persone più sensibili.

«È interessante osservare - evidenzia ancora l'autore dello studio sull'impatto odorigeno - come la concentrazione di uno stesso composto porti a definire la sua presenza come profumo o puzza, in particolare l'indolo, che insieme allo scatolo è responsabile dell'odore delle feci». Infatti l'indolo «a basse concentrazioni, invece, è il responsabile di alcuni odori floreali come quello di gelsomino e di fiori di arancio e trova pertanto utilizzo nel campo dei profumi». Sarebbe, dunque, ideale poco indolo perché il troppo, come si suol dire, storpia. E in questo caso asfissia.

Secondo uno studio commissionato da AeA, il gestore del depuratore Asi, va cercata altrove la fonte della puzza avvertita ormai da mesi in gran parte del territorio. La società in house del consorzio industriale, infatti, ha fatto stimare la molestia olfattiva causata dall'impianto di Colle San Paolo e ha informato le autorità competenti: «I valori riscontrati - recita la relazione - sono tali da poter affermare che l'impatto veramente significativo del depuratore avvenga in media entro i primi 750 metri di distanza dal centro dell'impianto e a distanze maggiori si può avere una rilevazione di odore in particolare in direzione di Pantano Cosa, Valle Fioretta e Quattro Strade».

Insomma, un po' di puzza arriva da lì, ma si avverte solo nelle vicinanze. E anche questa è destinata a finire con gli interventi di mitigazione in corso. Tanto che AeA spiega che la rilevazione verrà ripetuta «quando tutte le misure di mitigazione dell'impatto odorigeno saranno completate». Questo perché, alla luce dell'esame delle sorgenti emissive, «l'intervento di collettamento e abbattimento previsto potrà avere un risultato efficace nella riduzione delle problematiche di disturbo alla popolazione limitrofa».
Nella prima analisi, intanto, si precisa che «non c'è la presunzione di aver coperto la totalità delle possibili situazioni meteorologiche che possano verificarsi e, quindi, anche le ricadute di inquinanti che ne derivino». Detto questo, sono state effettuate tre simulazioni artificiali utilizzando il modello "WimDimula", tra quelli consigliati dall'Apat per qualificare l'aria. Con combinazioni di fattori come direzione dei venti, irraggiamento e impatto orografico, sono state riprodotte 288 condizioni meteo prendendo i dati Arsial della centralina di Boville Ernica e altrettante affidandosi alla stazione di Frosinone.

In maniera puramente teorica, poi, si è immaginata una giornata di ventilazione verso Ceccano, «fatto non impossibile - spiegano - ma di accadimento scarso». In tal modo sono stati calcolati i potenziali valori massimi degli odorigeni presenti nell'aria e depositati a terra arrivando alla conclusione che «l'abitato di Ceccano verrebbe interessato da valori di Uo (Unità olfattometrica, ndr) pari a circa 2-3, quindi appena al di sopra della percettibilità». Solo in caso di vento diretto in città, previsto per tre o quattro giorni all'anno, sarebbero più elevati in prossimità del Villaggio Unrra, lungo via per Frosinone. In base alla ricerca, la puzza prodotta dal depuratore non può arrivare oltre.

di: Marco Barzelli