A sanare i dubbi degli inquirenti sull'arma del delitto avrebbe dovuto pensarci l'autopsia eseguita sul corpo di Antonio Teoli. Eppure neanche i minuziosi accertamenti della dottoressa Lucidi sono bastati, tanto da ritenere necessario (ed eseguire) anche un esame radiografico sulla salma dell'ex operaio Fca morto mercoledì scorso nel giardino della sua abitazione di Esperia, dove viveva con il figlio Mario, ora in carcere per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. In base alle primissime indiscrezioni trapelate, sembrerebbe che nella parte destra dell'emitorace siano stati trovati diversi microframmenti di vetro: la morte sarebbe dunque la possibile conseguenza di una emorragia interna? O sarebbero stati quei tre o quattro colpi ben assestati a cagionare il decesso del pensionato? Le risposte arriveranno tra 90 giorni, data in cui la dottoressa Lucidi, incaricata dal dottor Emanuele De Franco di eseguire l'esame, depositerà la sua relazione.

Intanto, mentre restano sotto sequestro insieme alla casa sia un coltello, sia cocci di vetro insanguinati, gli inquirenti hanno deciso di tornare in quell'abitazione lungo la Provinciale dove è avvenuto tutto: la lite per futili motivi, la violenza, la tragedia. I carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, coordinati dal capitano Nicolai e dal tenente De Lisa, insieme ai militari del Nucleo Investigativo del colonnello Gavazzi e ai colleghi del Ris giovedì torneranno a ispezionare la zona per capire, per individuare quelle tracce che mancherebbero a completare il quadro. E soprattutto per isolare la matrice da cui sarebbe stato prelevato il vetro. Forse, ma sono soltanto indiscrezioni, una porta rotta. E se, invece, i militari del colonnello Cagnazzo, guidati dal magistrato - il dottor De Franco - trovassero un'altra arma? Un oggetto perfettamente compatibile con quelle ferite riscontrate sul corpo della vittima, magari gettato dopo l'aggressione? Il quadro investigativo è piuttosto chiaro, ma piccoli quanto significativi dettagli potrebbero davvero chiudere il cerchio.

L'aggressione e le accuse
L'aggressione, stando alla ricostruzione effettuata fino a questo momento, è avvenuta mercoledì sera. La prima chiamata al 118 è quella delle 21.05: Mario, il figlio della vittima, di 30 anni, chiede aiuto ai medici. «Ci hanno accoltellato a tutti e due».
Poi cambierà versione diverse volte: suo padre, trovato cadavere accanto al pozzo, sarebbe caduto su un coltello. Poi su pezzi di vetro. Poi entrambi sarebbero risultati vittime di una rapina finita male. La ricostruzione è complessa, la prova regina, l'arma del delitto c'è, anzi ce ne sono più di una e l'assenza di questa univocità rende ogni approfondimento a dir poco necessario. Le accuse rivolte a Mario, assistito dall'avvocato Angelo Pollino, sono durissime: secondo il gip che ha accolto appieno le tesi del pm avrebbe agito sotto l'effetto di un uso smodato di alcol. E suo padre, Antonio, avrebbe «tentato invano la fuga, dirigendosi all'esterno dove ha perso la vita -  ha spiegato Scalera - a causa dei colpi inferti, ben cinque, in zona addominale di cui quattro cruciali». Tre, quelli all'emitorace destro, ritenuti fatali.