Con la negoziazione assistita dirsi addio è diventato un gioco da ragazzi. Basta essere d'accordo sulla chiusura del rapporto e non avere questioni in sospeso. Una procedura che avrebbe dovuto snellire la burocrazia e le tempistiche per la separazione che però non può essere applicata in presenza dei figli, quantomeno non in Comune.
I minori infatti sono sempre al primo posto, a loro devono essere garantite tutte le tutele. I problemi nascono quando la coppia non è poi così d'accordo, quando c'è da decidere il mantenimento per i figli e per ex mogli. Tra gli avvocati c'è chi ritiene il nuovo strumento utile e chi invece è convinto che comunque sia necessaria la presenza di avvocati e di seguire iter convenzionali. Se un divorzio che finsice in giudiziale può arrivare a costare anche 10.000 euro con la negoziazione assistita basta una marca da bollo di poco più di 16 euro, questo lusinga le tasche dei futuri ex coniugi, ma non mette al riparo da errori e questioni irrisolte.

Per l'avvocato Paola Persichino la novità è positiva: «La negoziazione assistita è un'ottima soluzione per tutelare i figli da tutte quelle guerre che portano solo disagi per i bambini, questo è l'aspetto più importante. Io ho seguito un caso nel quale i genitori con figli erano d'accordo su tutto, compreso il mantenimento. Con un iter molto breve e senza interferenze con la quotidianità dei ragazzi è stato fatto tutto. Ovviamente bisogna essere d'accordo, ma questo è il presupposto alla base della procedura».

«La possibilità per i coniugi di avvalersi della negoziazione assistita rappresenta un ottimo strumento che il legislatore ha fornito ai cittadini - sottolinea l'avvocato Diego Troiano - I coniugi possono realizzare, attraverso questo procedimento la separazione personale, il divorzio congiunto (dopo la separazione), la modifica delle condizioni di separazione e la modifica delle condizioni di divorzio. È utile sottolineare come tale strumento, a differenza della procedura in Comune, può essere utilizzato anche in presenza di figli minori, maggiorenni incapaci, o portatori di handicap grave o economicamente autosufficienti. I coniugi si interfacciano con i soli professionisti di fiducia che si occuperanno di redigere l'accordo tra le parti, di sottoporlo al vaglio del pm (o del Presidente del Tribunale qualora il primo ritenga di doverlo trasmettere) e infine, una volta ottenuto parere positivo, di trasmetterlo all'ufficiale di stato civile del Comune per l'annotazione nei registri competenti».

Di parere diverso l'avvocato Andrea Pagliarella: «Di per sé la negoziazione assistita non è male, almeno così pare. Io stesso se fossi un cittadino la gradirei. Ma da avvocato posso dire che i professionisti già oggi sono messi nelle condizioni di doversi fare troppa guerra tra loro e questo non fa altro che togliere lavoro, anche se poi alla fine all'atto pratico senza l'assistenza di un professionista difficilmente in pochi si avventurerebbero nell'iter da soli. Più che per dubbi sulla capacità personale lo farebbero per mancanza di fiducia delle buon intenzioni dell altro coniuge. In sintesi è una pratica difficile perchè non può abbracciare troppi casi, patrimoniali, per le specifiche e quelli più particolari è insufficiente. È veramente qualcosa che possono fare coppie sposate da poco che vogliono mettere un punto e rifarsi una vita, è un contentino che abbraccia una piccolissima fetta di popolazione. Di tutti i casi che ho seguito io non sarebbe stato applicabile in nessuno».

A condividere la sua posizione anche l'avvocato Valerio Fanelli: «Non credo che la negoziazione assistita possa offrire una risposta adeguata a chi vuol separarsi o divorziare. Nelle coppie che hanno deciso di chiudere il rapporto è davvero raro trovare un accordo che sia reale, molti pensano di poter chiudere la questione in poco, ma il più delle volte alla fine ricorrono all'aiuto dell'avvocato per definire accordi e questioni economiche. Non basta una marca da bollo e una firma in Comune, è una regola che vale forse per una coppia su dieci».