Mario Teoli resta dietro le sbarre. Il gip del tribunale di Cassino, Salvatore Scalera, ha sciolto la riserva nel primo pomeriggio di ieri. Poco prima, l'udienza di convalida in carcere: il trentenne di Esperia chiamato a rispondere di omicidio volontario aggravato per la morte del padre Antonio, aveva scelto di restare in silenzio, accanto al suo avvocato Pollino.
Per il giudice Scalera, che ha accolto appieno le richieste del pm De Franco convalidando l'arresto, «concreto il pericolo di fuga». La misura del fermo proposta dal sostituto procuratore ed applicata dai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, spiega il gip, era stata correttamente eseguita: difficile effettuare un collegamento differente da quello con l'indagato.
L'unico trovato sulla scena del crimine con le mani insanguinate: il figlio Mario. Era stato proprio lui, nell'immediatezza dei fatti, ad allertare il 118. Ma di versioni fornite, prima ai medici e poi agli inquirenti, in realtà ce ne sono più di una.

Le molteplici ricostruzioni
La prima chiamata al 118 è delle 21.05 di mercoledì. È lo stesso trentenne, come ricostruito dai militari del colonnello Cagnazzo, ad allertare i medici. Una richiesta di aiuto, sembrerebbe, molto convulsa: «Ci hanno accoltellato tutti e due».
Poi, però, cambia versione e dichiara che il padre sarebbe in qualche modo «caduto su un coltello» a seguito di una discussione familiare, forse per questioni economiche. All'arrivo dei medici sul posto, apre a un'altra possibilità: palesa l'ipotesi che qualcuno sia entrato dall'ingresso posteriore e che abbia accoltellato entrambi. Tanto che nelle sue agitate e confuse parole, affiderà ai carabinieri (guidati dal capitano Nicolai e dal tenente De Lisa) il compito di trovare l'assassino del padre. Da una prima sommaria analisi degli elementi d'indagine, però, il trentenne cambierebbe ancora due volte versione: in una chiamata a suo fratello (alle 21.28) parlerebbe di una lite finita male e di un accoltellamento reciproco. Nelle dichiarazioni spontanee al pm, giovedì in carcere, ritornerà invece l'ipotesi di un incidente domestico, ovvero la possibilità che la vittima, Antonio Teoli di 68 anni, sia "caduto" questa volta non su un coltello ma su cocci di vetro, rotti al termine di un alterco.

Caos e alcol
Le versioni non collimano né tra loro né con quanto accertato in prima battuta dagli inquirenti. Lo stato di agitazione del trentenne legato anche al tasso alcolemico molto alto (3.3) riscontrato all'ingresso in ospedale ha reso più difficile la ricostruzione della dinamica della violenza che inevitabilmente deve essere inserita all'interno dell'abitazione di Esperia, lungo la provinciale, dove vivevano il trentenne e suo padre in pensione, ex operaio Fca. Gli elementi inequivocabili su cui stanno lavorando gli investigatori della Compagnia di Pontecorvo e quelli del Nucleo Investigativo di Frosinone (a cui sono stati affidati i rilievi), sono infatti il "teatro" della violenza e la tipologia di ferite riscontrate sul corpo della vittima. Lesioni che con molta probabilità «non sono compatibili con il coltello ritrovato in cucina» sostiene il gip,  ipotesi che oggi troverà smentita o conferma nell'autopsia della dottoressa Lucidi con quei frammenti di vetro trovati sempre nella stessa stanza: sequestrati, lo ricordiamo, sia il coltello che i cocci di vetro insanguinati.

Un'aggressione bestiale
È un'aggressione «trucida e crudele, conseguenza anche di uno smodato consumo di alcol»: parole, quelle del giudice Scalera, che lasciano poco all'immaginazione. Il numero dei colpi inferti, la violenza, la copiosità delle tracce ematiche trovate in casa racconterebbero un'aggressione spietata. Un'aggressione che, però, Mario ha subito negato: anche nelle dichiarazioni spontanee al pm, avrebbe ammesso il litigio per futili motivi, per vecchi rancori. Ma mai di aver colpito il padre. All'arrivo repentino dei carabinieri, la scena è terribile: Antonio, in giardino, accanto al pozzo non ce l'ha fatta. Troppo gravi le ferite all'addome. Disordine e sangue ovunque: le ipotesi avanzate finora sia quelle relative alla presunta quanto sommaria ricostruzione, sia quelle sulla paternità dei colpi inferti sembrano tracciare un'unica traiettoria che punta sul figlio Mario. Se la responsabilità fosse esclusivamente sua, elemento che potrà essere cristallizzato solo in fase processuale volendo, pertanto, escludere la possibilità di una rapina finita male, resta ancora un elemento inspiegabile: dopo aver aggredito il padre con cocci di vetro, mentre Antonio fuggiva in giardino dove poi è stato trovato, Mario cosa ha fatto? Un lasso di tempo, quello che ha preceduto l'arrivo di carabinieri e 118, ancora da "esplorare".