Omicidio volontario aggravato. È questa l'ipotesi di reato contestata a Mario Teoli, il trentenne accusato di aver ucciso il padre al culmine di un'accesa discussione. Una lite senza troppa importanza, di quelle nate tra le mura domestiche per visioni divergenti della vita: la differenza d'età pesava nel ménage familiare. Poi i continui rimbrotti per una denuncia legata a un presunto danneggiamento di antenne e ancora quella resistenza a pubblico ufficiale, costata addirittura l'arresto. Ruggini sedimentate talmente in profondità da rendere ogni diverbio un motivo sufficiente a far ribollire vecchi rancori, almeno secondo quanto stanno ricostruendo i carabinieri guidati dal colonnello Cagnazzo.

La versione del figlio
Alle 21 di mercoledì la chiamata al 118 e la corsa in quella casa di Esperia, su una provinciale buia e lontana da occhi indiscreti, sperando di evitare il peggio. Invece per Antonio Teoli, di 68 anni, non c'era più nulla da fare. In stato di fermo, nell'immediatezza dei fatti, con l'accusa di aver colpito con sei fendenti suo padre, quattro all'addome - morto nel giardino di casa, riverso accanto al pozzo - il figlio Mario, di 30 anni.

Una versione non confermata, però, dal giovane che questa mattina,verrà sottoposto all'udienza di convalida in carcere. Ieri, intorno alle 14.30, Mario - trasferito poco prima dell'ora di pranzo dall'ospedale Santa Scolastica di Cassino, dove era stato ricoverato in stato d'agitazione nella notte della violenza, al carcere di Cassino - ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee al magistrato Emanuele De Franco, negando ogni contestazione. Alla presenza del suo legale, l'avvocato Angelo Pollino, ha ammesso il litigio nato per quei futili motivi che vanno inevitabilmente a finire in solchi di vita familiare. Ma mai di aver colpito suo padre all'addome. In base alle primissime informazioni trapelate, sembrerebbe che il trentenne fosse in stato confusionale. Avrebbe ricordato il litigio, le parole forti, la rabbia. Di essere quindi salito al piano superiore dell'abitazione familiare, di aver afferrato un vetro - forse parte di una porta rotta nel litigio - con cui potrebbe essersi ferito alle mani e al torace (in maniera lieve). Dopo un po', calmati i bollenti spiriti, sarebbe nuovamente sceso al primo piano dove suo padre non c'era più: il sessantottenne, ex operaio Fca, era in giardino, riverso accanto al pozzo. Immobile. Solo a quel punto, davanti a quel silenzio, avrebbe allertato il 118, i carabinieri della Compagnia di Pontecorvo e suo fratello. Una ricostruzione piuttosto fumosa, condita da molti "non ricordo". Ma che di certo ribalterebbe il quadro che ha sostanziato la pesante accusa.

La ricostruzione
Quattro fendenti all'addome, inferti con uno strumento appuntito. Forse con un coccio aguzzo, meno probabile l'ipotesi che sia stato usato un coltellaccio da cucina. All'interno della stanza, comunque, molto sangue. Stando alle prime indiscrezioni, la pista più accreditata resta quella di quattro colpi sferrati proprio con un pezzo di vetro. Ma questo, come molti altri dettagli, sono al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Pontecorvo coordinata dal capitano Tamara Nicolai e dal tenente De Lisa. I rilievi effettuati dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Frosinone saranno dirimenti così come i risultati dell'autopsia della vittima, affidata dal sostituto procuratore De Franco alla dottoressa Daniela Lucidi e fissata per domani mattina. Intanto, questa mattina, Mario Teoli verrà sottoposto a convalida: sarà il gip a valutare gli elementi raccolti fino a questo momento e a cercare di mettere insieme i pezzi di un'indagine molto delicata.