Poca voglia di commentare, solo tanta tristezza sul volto degli operai dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano che sono usciti dai cancelli venerdì sera con Sergio Marchionne amministratore delegato del gruppo, e sono rientrati ieri mattina con Mike Manley nuovo leader. Tutto in 48 ore: l'improvviso aggravarsi del manager italo-candese, già da circa un mese in ospedale, ha difatto costretto il presidente John Elkann a nominare il suo successore. Ma oggi il pensiero degli operai del sito pedemonatano, è solo per Marchionne. Anche chi non prova una particolare simpatia per il manager in maglioncino, oggi non riesce a trattenere l'emozione. «Ha rivoluzionato questo stabilimento: sotto la sua gestione siamo passati in pochi anni dalla Bravo e la Croma, a Giulia e Stelvio. Dovevamo chiudere e oggi siamo la fabbrica maggiormente all'avan guardia di tutto il gruppo», dice qualche operaio con i capelli bianchi prossimo alla pensione. Sono stati circa 250 i pensionamenti dall'inizio dell'anno, per questo i sindacati chiedevano il reintegro dei 532 ex interinali. Ed ora cosa sarà di questi ragazzi che sperano nell'assunzione? Si vedrà: per il momento tutto tace. L'unica certezza è che Manley parte "male": ironia della sorte, il suo primo giorno di lavoro combacia con il lungo periodo di cassa integrazione sulla linea della Giulietta nel sito pedemontano.

L'avvio della borsa
Ma Mike Manley, fino a 72 ore fa leader del marchio Jeep, parte male soprattutto in Borsa: avvio pesante per Fca (-4,3% a 15,71 euro) in Piazza Affari. La galassia Agnelli ha "bruciato" 2,3 miliardi circa nella prima seduta dopo l'avvicendamento con Sergio Marchionne, ricoverato all'ospe dale di Zurigo, e da quel che trapela ancora in gravissime condizioni.
Non solo. Alfredo Altavilla, responsabile di Fca per l'area Emea, si è dimesso dal suo incarico. Fca lo ufficializza in una nota sottolineando che «lascerà il gruppo per perseguire altri interessi professionali». Ma Fca deve andare avanti, anche senza Marchionne. Per questo il rapido cambio al vertice. Anche perchè già domani è in programma il cda per l'approvazione dei conti trimestrali e semestrali a cui seguirà la conference call: sarà la prima uscita ufficiale per Mike Manley. Ma, come detto, nel viale Umberto Agnelli dove arrivano i bus con a bordo le tute rosse dell'Alfa Romeo, l'unico pensiero è per Sergio Marchionne.

I sindacati
Francesco Giangrande, segretario della Uilm (sindacato più grande e rappresentativo all'in terno dello stabilimento), traccia il bilancio di quel che è stato: «Sicuramente questi anni trascorsi, partendodal certo fallimento dell'azienda fino ad arrivare ai grandi risultati, possono essere giudicati positivamente. Ci sono stati dei contrasti, ma oggi abbiamo una grande fabbrica.
È stata una partita difficile, noi come Uilm siamo stati interlocutori seri e impegnati. Il futuro? Non ho dubbi che ci sarà la continuità. Fca rimane un'azienda solida che deve continuare a produrre e a confrontarsi con il sindacato». Gli fa eco Mirko Marsella, leader della Fim-Cisl: «Per Marchionne parlano i numeri: ha risollevato un'azienda sull'orlo del fallimento.
Attendiamo ancora la piena occupazione ma ci auguriamo che questo obiettivo sarà raggiunto dal nuovo Ad». La Fiom-Cgil, sindacato che più duramente in questi anni si è scontrato con Marchionne, oggi sceglie la linea del silenzio.

I blitz all'alba
Non si può non ricordare un manager che arrivava a Cassino in elicottero all'alba, prim'ancora dei dirigenti. La leggenda narra che in una delle sue prime visite a Cassino, ebbe da ridire sui servizi igienici. Voleva che in fabbrica fosse tutto perfetto, come le auto di lusso che da Piedimonte incantano gli Usa. Da quel giorno tutti temevano sempre un suo blitz.
Ora quel blitz non potrà più esserci, ma resta indelebile la sua impronta nello stabilimento di Cassino. L'impronta di un manager illuminato. Di un imprenditore coraggioso. E di un grande uomo.