L'uomo del coraggio, delle sfide, del fare. Il pensare, infatti, appariva come un "instant process" nella sua testa, informazioni che si concretizzavano immediatamente in strategia.
Ma sapeva anche e soprattutto aspettare. Stare in silenzio. Negli ultimi tre anni, a Cassino, si sono rincorse continue anticipazioni sui piani industriali con quelle ipotesi sui nuovi modelli della rinata gamma Alfa che hanno affollato agenzie e giornali. Da quando la Giulia ha fatto il suo ingresso trionfale in una fabbrica da lui completamente rinnovata, gli occhi del mondo si sono dirottati sul sito pedemontano e le proiezioni sul suo futuro sono state continue. A volte venivano intavolate vere e proprie pianificazioni mediatiche che, però, lui non confermava mai. Glissava le domande e rimandava ogni risposta al momento opportuno. Il suo. Poi, non arrivavano conferme o smentite, ma solide costruzioni di un sogno. Con parole, poche, che avevano subito il sapore dell'avvenire.

Ora la sua vita è appesa a un filo. Sergio Marchionne è scomparso dalla scena mondiale all'improvviso. Ricoverato in terapia intensiva nella clinica di Rämistrasse a Zurigo in condizioni "irreversibili", anche se la privacy è totale e le conferme non arrivano. La gravità delle sue condizioni è emersa sabato con un comunicato di Fca, che annunciava il cambio al vertice del gruppo, dove si parlava di «complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore».
È stato John Ellkan a parlare al cuore, ai dipendenti: non tornerà, il nostro futuro è migliore grazie a lui. È la sintesi di una lettera che ha definito «la più difficile che abbia mai scritto».

Perché «è con profonda tristezza che vi devo dire che le condizioni del nostro ad, Sergio Marchionne, che di recente si è sottoposto a un intervento chirurgico, sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di rientrare in Fca. Negli ultimi 14 anni, prima in Fiat, poi in Chrysler e infine in Fca, Sergio è stato il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare e, per me, un vero e proprio mentore, un collega e un caro amico. Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui nella storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l'azienda. Sergio ha anche realizzato un incredibile turnaround in Chrysler e, grazie al suo coraggio nel lavorare all'integrazione culturale tra le due aziende, ha posto le basi per un futuro migliore e più sicuro per noi tutti. Saremo eternamente grati a Sergio per i risultati che è riuscito a raggiungere e per aver reso possibile ciò che pareva impossibile».

Toccante il ricordo di frasi più volte dette da Marchionne: "Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la carriera ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé".
È stata la sua continua capacità di valicare i confini a lasciare un segno. «Ci ha insegnato - ha scritto ancora Elkann - ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo. Ci ha sempre spinti ad imparare, a crescere e a puntare in alto - spesso andando oltre i nostri stessi limiti - ed è sempre stato il primo a mettersi in gioco».
E poi «l'eredità che ci lascia», una cartina tornasole della sua persona: «La ricerca dell'eccellenza, l'idea che esiste sempre la possibilità di migliorare. I suoi insegnamenti, l'esortazione a non accettare mai nulla passivamente, a non essere soddisfatto della mera sufficienza sono ormai parte integrante della nostra cultura in Fca: una cultura che ci spinge ad alzare sempre l'asticella e a non accontentarci mai della mediocrità».

Ora Mike Manley è il nuovo amministratore delegato di Fca ed Elkann rivolge un appello finale proprio ai "cari colleghi e colleghe": «Sono certo che tutti voi fornirete il massimo supporto a Mike, lavorando con lui e con il team di leadership al raggiungimento degli obiettivi del piano industriale 2018-2022 con lo stesso impegno e la stessa integrità che ci hanno guidato fino ad ora».
"Colleghi e colleghe" anche cassinati, circa 4.250 più l'indotto. In attesa, come tutti, di una notizia, di una speranza a cui aggrapparsi. In apprensione. Un intero territorio che ha visto il secondo "insediamento" - dopo quello degli anni Settanta - della produttività in loco. E un marchio che porta "Cassino plant" a correre in tutto il mondo. Quei trecento ragazzi entrati da poco, quei 532 che aspettano i nuovi modelli per tornare. Quella sfida che nessuno immaginava più. È accaduto tutto grazie a un uomo, grazie a Sergio Marchionne che ora combatte la sua sfida.