Boom di divorzi contenziosi nel Cassinate. Le coppie che "scoppiano" e non in maniera bonaria crescono ogni anno a dismisura, anzi raddoppiano. Basta osservare i dati forniti dal tribunale di Cassino: il trend è in evidente aumento. Tanto che tra consensuali e non consensuali, detti tecnicamente contenziosi, il dato appare piuttosto preoccupante: le separazioni ma ancor più i divorzi non rappresentano più eccezioni lontane dalla realtà familiare quanto veri e propri snodi che portano inevitabilmente a cambiamenti definitivi. Cambiamenti che hanno di certo impatto, oltre che sulla coppia, soprattutto sui figli.

Cassino come Milano
Assodato che il "finché morte non ci separi" non è più assoluto come un tempo, qualche dubbio appare legato al fatto che i divorzi contenziosi a Cassino sembrano crescere allo stesso ritmo di Milano che vanta primati differenti rispetto alla città martire, come ad esempio la celebrazione delle unioni civili (ben 2016 nel 2017), oltre che una sproporzione di stili di vita e di mentalità.
Ma non sul divorzio: così come a Milano, anche a Cassino i divorzi contenziosi sono quasi raddoppiati, nella debita misura che tiene conto della differenza tra il numero degli abitanti del capoluogo meneghino e quelli della città martire. Andando più nello specifico, se nel 2016 i divorzi non consensuali (quelli appunto contenziosi) hanno raggiunto a Cassino quota 61, nel 2017 hanno ingranato la marcia toccando la vetta dei 112. Dietro queste fredde cifre, ovviamente, liti, drammi personali, battaglie fino all'ultimo sangue per stabilire mantenimenti e "gestione" dei figli.
Anche i divorzi congiunti, però, non scherzano: nel Cassinate, nella stessa finestra temporale, siamo passati da 195 a 230. Va ricordato che questi numeri non esauriscono il totale dei divorzi perché fanno riferimento alle sole procedure sempre consensuali o contenziose che arrivano e vengono trattate in tribunale: con le nuove normative "accelerate", dirsi addio diventa sempre più un gioco da ragazzi. E a volte non serve neppure un giudice per porre la parola fine a una promessa d'eternità.

La negoziazione assistita
Se guardiamo il cambiamento legato alla "facilità/velocità" di dirsi addio col divorzio breve (le legge 55 del 2015, entrata in vigore nel maggio dello stessi anno), l'impatto della nuova corsia privilegiata che consente di lasciarsi definitivamente in tempi celeri non ha fatto che peggiorare le cose. Gli iter "alternativi" cioè davanti a un sindaco oppure a un avvocato come quello della negoziazione assistita, non rappresentano certo un deterrente per chi ha già un piede fuori dalla porta: l'alternativa "low cost" ad esempio davanti a un primo cittadino, che può costare poche decine di euro attrae molti coniugi che vogliono darci un taglio. Sempre, però, che sussistano le condizioni per poter prendere al volo il "bye bye" a prezzi stracciati, come l'assenza di figli oppure di spostamenti patrimoniali tra coniugi.
«Alla foto offerta dai dati del tribunale di Cassino in relazione ai divorzi, siano essi congiunti o contenziosi, deve necessariamente essere affiancata quella legata alla negoziazione assistita» ha precisato l'avvocato Giuseppe Di Mascio, presidente dell'Ordine di Cassino. La negoziazione assistita, lo ricordiamo, è un istituto per la risoluzione alternativa delle controversie che consiste «in un contratto (o convenzione) con cui le parti si impegnano a risolvere bonariamente una controversia con l'assistenza di avvocati». «Questo istituto che ormai è in vigore da almeno un paio di anni permette di velocizzare e snellire al massimo le procedure di divorzio -ha sottolineato Di Mascio- In una realtà come la nostra, anche 15 giorni possono essere sufficienti a completare l'iter».