La pessima qualità delle acque fluviali ceccanesi è stata riconfermata da chi non la dà per scontata ma la attesta scientificamente: l'Arpa Lazio. Dal report del monitoraggio 2015-2017 dei corsi d'acqua regionali, pubblicato di recente dall'Agenzia per la protezione ambientale e fondato sui dati delle stazioni di rilevamento, arriva così una certezza: lo stato ecologico e chimico del tratto cittadino del fiume Sacco è ancora cattivo.

Lo stato ecologico, oltre che attraverso gli indicatori biologici (macroinvertebrati, vegetali e pesci), viene valutato con l'indice Limeco (Livello di inquinamento dai macrodescrittori), definito in base a quattro parametri: ossigeno in percentuale di saturazione, azoto ammoniacale, azoto nitrico e fosforo totale. Da qui i derivanti giudizi: elevato, buono, sufficiente, scarso e, come nel caso di Ceccano, cattivo.

È ovvio, invece, che lo stato chimico si riferisca all'eccessiva presenza o meno di sostanze inquinanti di natura persistente e pericolosa. In città, a tal proposito, si sono registrati sforamenti della soglia d'allarme dell'esaclorocicloesano nel 2015 e 2016, mentre un anno fa è stato superato il limite del nichel disciolto. Va ricordato, inoltre, che nel periodo maggio-agosto del 2017 la stazione ceccanese ha rilevato anche un'alta concentrazione di un fitofarmaco simile al pesticida Dicofol, ritirato dal mercato in quanto potenziale agente cancerogeno. In merito alla sua diffusione, tale composto non era stato affatto registrato né dalla centralina di Segni né, tramite un campionamento intermedio, in località Tomacella (Patrica), circoscrivendo così la probabile zona di origine. Inoltre, «le successive stazioni - aveva relazionato l'Arpa - mostrano una graduale e progressiva riduzione delle intensità relative, riconducibile presumibilmente a processi di diluizione».

Guardando allora a monte, alla ricerca delle fonti di inquinamento, tra Collepardo e Ceccano preoccupa lo "stato di salute" del fiume Cosa, principale affluente del Sacco. Ad Anagni e Segni, infine, l'esaclorocicloesano ha avuto vita facile nel 2016 e a Colleferro, per l'esattezza nel Fosso Savo Centogocce, è stato riscontrato un livello fuorilegge di piombo disciolto nel corso del 2017. Tutti veleni che giungono a valle e si ritrovano in pessima compagnia.