Quattro ore di discussione per cercare di smontare le accuse della procura. Tanto è durata l'udienza davanti al Tribunale del Riesame di Reggio di Calabria per la vicenda che vede Alessandro Casinelli, presidente autosospesosi di Federlazio Frosinone, attualmente detenuto nella casa circondariale "San Domenico" di Cassino, accusato, a vario titolo, assieme ad altre sei persone di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e omesso versamento di ritenute per il dissesto di "Villa Aurora", una nota casa di cura della città calabrese.

La difesa di Casinelli, sostenuta dall'avvocato Nicola Ottaviani, davanti al collegio giudicante ha portato avanti la tesi secondo cui la missione dell'imprenditore ciociaro fosse quella di andare in giro per l'Italia per risanare aziende in stato insolvenza per cercare di reimmetterle sul mercato di nuovo competitive e non di chiuderle.
Nel caso specifico di "Villa Aurora", secondo la difesa, l'operazione non andò a buon fine dal momento che il quadro economico era così compromesso da non consentire grandi margini per un risanamento.
Il finanziamento infragruppo, ritenuto sospetto dalla procura, non avrebbe integrato un profilo distrattivo, bensì una normale operazione finanziaria fra società facenti parte dello stesso gruppo e facenti capo alla stessa proprietà. Un tipo di modus operandi per la difesa perfettamente riconosciuto dal codice civile da oltre settant'anni. Da parte di Casinelli non ci sarebbe stata volontà di cancellare l'azienda, poiché solamente lo stato di attività avrebbe potuto consentire di tenere operativo l'accreditamento presso il Servizio Sanitario Nazionale.Quindi di tutto si sarebbe potuto parlare tranne che di volontà liquidatoria di "Villa Aurora".

Per gli inquirenti, invece, le somme sarebbero state indebitamente prelevate e distratte dalle casse di "Villa Aurora", sfruttando appunto il meccanismo dei finanziamenti infragruppo, considerato che la clinica sarebbe stata acquisita dalla "Gruppo Sant'Ales sandro S.p.A.", avente la funzione di "capogruppo" in relazione a svariati ulteriori soggetti giuridici, e sarebbero state, in parte, impiegate in altre attività economiche riconducibili agli stessi indagati (ponendo, quindi, in essere condotte di autoriciclaggio). Si sarebbe così cagionato un depauperamento tanto grave del patrimonio di "Villa Aurora" da causarne il dissesto e, di conseguenza, l'ammissione della società "Villa Aurora S.r.l." alla procedura di concordato preventivo. Le somme prelevate sarebbero state impiegate, secondo le accuse, in modo anomalo, ossia per l'acquisto di testate giornalistiche da parte della capogruppo, la costituzione di pegni per aperture di linee di credito in favore di persone fisiche, l'acquisto di quote di ulteriori società, l'affidamento di incarichi professionali privi di giustificazioni, per rimpinguare le casse di altre società nella disponibilità dei sodali e, addirittura, per pagare il prezzo di vendita delle quote della stessa "Villa Aurora" agli ex soci.

Fra qualche giorno è attesa la decisione dei giudici, che si sono riservati. Ieri si è discusso anche il Riesame di Pietro Mangiapelo (difeso dall'avvocato Paolo Pulciani), mentre per quello di Giorgio Rea e di altri si è in attesa dell'udienza.l