Va al cimitero e finisce al pronto soccorso. È capitato a una madre che voleva portare un fiore sulla tomba di suo figlio morto tragicamente soltanto un paio di anni fa. Un evidente caso di diritto negato per colpa del rigido orario di chiusura dei cancelli del cimitero. Questo stando a quanto raccontato dalla signora O.M.,di 51anni, nella querela presentata il 12 luglio scorso nelle mani dei carabinieri al comando del maresciallo Mario Vinci. «Alle ore 18.45 circa ha dichiarato a verbale la donna mentre mi apprestavo a entrare nel cimitero, un addetto mi avvicinava e mi faceva notare che non potevo entrare perché il cimitero chiudeva alle ore 19. Facevo notare al dipendente che erano le ore 18.45 e che dunque avevo diritto di accesso. A quel punto l'addetto m'impediva di entrare chiudendo con forza il cancello e lasciandomi incastrata tra le due ante provocandomi contusioni in diverse parti del corpo».

Poco dopo,alle 20.26, la signora si è presentata al punto di primo soccorso del San Benedetto di Alatri dov'è stata medicata e dimessa dopo una serie di accertamenti clinici con la diagnosi di "contusione emitorace destro, avambraccio destro e ginocchio destro». Nel sua querela, O. M. indica in qualità di testi anche altre due persone che hanno assistito ai fatti.
Ma l'addetto cimiteriale non ci sta. «La signora si è presentata alle 18.51 spiega come confermano alcuni testimoni e come ho riferito alla polizia locale. Ho disposizioni precise di consentire l'accesso al cimitero entro e non oltre le 18.45; infatti le 19 debbono intendersi come orario massimo per l'uscita dei visitatori. La signora questo lo sapeva bene perché questo è solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno avuto come protagonista la stessa signora». La tomba del povero ragazzo dista una ventina di metri dall'in gresso. Forse tutto questo poteva essere evitato».