Condannato a nove anni e sei mesi di reclusione e disposta nei suoi confronti una provvisionale di 40.000 euro con ulteriori quantificazioni del danno da rimandare in sede civilistica, oltre all'interdizione dai pubblici uffici. Questo è quello che ha deciso ieri il tribunale collegiale penale per il sessantaquattrenne di Ferentino accusato di violenza sessuale sulla figlia dell'allora compagna. Assolto, invece, dall'accusa di maltrattamenti in famiglia sui fratellini della vittima. Un incubo iniziato quando la bambina aveva otto anni. Violenze, stando alle accuse, durate anni. Il caso venne alla luce quando la ferentinate rimase incinta e il test del Dna confermò che il padre era il patrigno. L'uomo venne arrestato nel 2014. La storia Il caso fu portato all'attenzione dei carabinieri grazie alla tenacia del fidanzato di lei. La ragazza, difesa dall'avvocato Mario Cellitti, infatti, a un certo punto era rimasta incinta.

Quando il piccolo è nato, il test del Dna ha confermato che il padre era il patrigno. A quel punto il fidanzato secondo quanto ricostruito dall'accusa avrebbe chiesto alla ragazza di mettere nero su bianco le accuse. Ma la denuncia rimase su un tavolo finché lo stesso fidanzato non portò il caso ai carabinieri di Ferentino. Questi, coordinati dalla compagnia di Anagni, per sei mesi indagarono sull'uomo, anche attraverso le intercettazioni. Da lì è emerso il quadro probatorio che ha portato la procura a chiedere l'arresto dell'uomo che dopo il carcere finì ai domiciliari e successivamente sottoposto all'obbligo di firma. Con la minaccia di non farla più uscire di casa o di lasciarla senza sostentamento l'uomo secondo l'accusa sarebbe riuscito a tenerla per un lungo periodo sotto scacco. Ieri la sentenza con la condanna a circa dieci anni di reclusione e una provvisionale di circa 40.000 euro.