Quindici indagati, 28 eventi delittuosi, una serie di furti e tentativi di estorsione che hanno interessato 19 comuni tra Roma, Latina e Frosinone e 20 trattori ed escavatori recuperati.
Si chiama "Wood cutter" l'operazione che chiude mesi, anni di indagini avviate nel gennaio 2015 quando un soggetto noto di Acuto, finisce all'attenzione dei carabinieri che avevano inseguito un uomo al volante di un trattore risultato rubato, e sparito nei campi.

Una inchiesta partita a Anagni e Frosinone e poi affidata a Velletri che ha portato gli inquirenti a documentare una serie di furti ad Aprilia, Cisterna, Cori e Rocca Massima per quanto riguarda la provincia di Latina; Velletri, Nemi, Labico, Lariano, Ariccia, Genazzano, Palestrina, Rocca Priora, Sant'Angelo romano, Monte Porzio Catone e Cave in provincia di Roma; Ceccano, Alatri, Ferentino e Paliano a Frosinone.
I reati contestati agli indagati di cui fanno parte quattro cittadini di Cori, uno di Sabaudia, due di Rocca Massima, vanno dall'associazione per delinquere (contestata a A.D.
42 anni di Acuto, M.F. 39enne di Cori, K.E, 37 anni immigrato di Velletri, K.B. 36 anni immigrato di Velletri, L.M. 26enne di Velletri e il 44enne P.M. di Rocca Massima) al furto aggravato in concorso non solo di trattori ed escavatori ma anche bestiame, e poi ricettazione, riciclaggio ed estorsione continuati.

Secondo gli inquirenti erano i sei "capi" a decidere, grazie ad una rete di informatori e fiancheggiatori, dove colpire e quali mezzi rubare. A volte però erano gli stessi sei a perlustrare il territorio.
Il gruppo prediligeva trattori di alta fascia, ma anche attrezzature,mini escavatori, camion e macchine, nonché animali e greggi. «Tutto ciò -riferiscono dalla Procura di Velletri- veniva venduto a cittadini stranieri o italiani consapevoli della loro provenienza illecita, a prezzi inferiori a quelli di mercato, o venivano ceduti ad acquirenti ignari della loro provenienza dopo aver proceduto a falsificare la relativa documentazione».
Spesso però il gruppo metteva in atto il così detto "cavallo di ritorno": si contattava il proprietario e gli si proponeva la restituzione del maltolto dietro pagamento. Un agricoltore pontino pagò 20.000 euro per la restituzione di due trattori marca "New Holland" rubati dalla sua azienda. Un altro imprenditore pontino pagò 13.000 euro per la restituzione di dell'autocarro Iveco e di un Bobcat minipala. Un terzo episodio è documentato dalle indagini ma al momento non è chiara l'entità della somma pagata dalla vittima.

Durante le operazioni di investigazione, concluse nelle scorse ore con la chiusura delle indagini disposta dall'autorità giudiziaria sono stati recuperati 20 trattori e svariati mezzi agricoli per un valore complessivo ammontante a circa 1.000.000 di euro. Tra i vari reati contestati c'è anche il riciclaggio dato che in alcuni casi i veicoli provento di furto venivano dotati di targhe "cloni" di quelle di veicoli analoghi di proprietà di altri agricoltori. In altri casi venivano punzonati i numeri di telaio e il mezzo veniva dotato di una dichiarazione di conformità contraffatta e clone a sua volta, di un altro trattore agricolo il che permetteva di rivendere i mezzi a compratori del tutto ignari, o a qualcuno che era consapevole del raggiro e si accollava il rischio a fronte di forti sconti.
Un importante successo per gli inquirenti quindi e allo stesso tempo un punto di svolta per molte attività agricole che dalle attività del sodalizio hanno ricevuto e accusato danni ingenti in grado di metterle seriamente a rischio.