L'orzo biondeggiava nei campi già da qualche tempo. Su quegli antichi terreni che hanno simboleggiato la storia del Vecchio Continente, inizia una nuova epoca. Ed è produttiva, proprio come nel passato.

Gli agricoltori hanno curato, in ogni minimo dettaglio, la semina e arriva sempre - come dice il Vangelo - il tempo della mietitura. Nessuna zizzania nel raccolto, solo ottimo orzo che andrà nella malteria Saplo della Peroni e, tra meno di tre mesi, tornerà all'Albaneta per diventare "ufficialmente" Birra Montecassino.
La prima mietitura di questo imponente progetto ideato e portato avanti dall'imprenditore Daniele Miri c'è stato proprio ieri, l'11 luglio, nel giorno di San Benedetto.

Conosciuto in tutto il mondo, il Patrono primario d'Europa ha visto anche ieri la "salita al monte" da parte dei pellegrini che a piedi hanno ripercorso gli antichi sentieri. Alle 10.30 il padre abate dom Donato Ogliari ha celebrato il solenne pontificale nella basilica cattedrale laddove, sotto l'altare, riposano le spoglie mortali di Benedetto e della gemella Scolastica. E, quasi in contemporanea, l'orzo veniva mietuto. Ma le date simbolo di questo piano produttivo sono anche altre.

La semina c'è stata il 24 dicembre, alla vigilia del Natale mentre le api di Thun sono arrivate all'Albaneta il giorno di Pasqua. Sono tutte date beneauguranti per un progetto che ha coinvolto le maggiori eccellenze del comparto agroalimentare italiano e ha come fine proprio quello di andare oltre e ritrovare l' "essenza" di un luogo, anche grazie a uno dei prodotti più famosi e consumati al mondo.
La prima fase è stata quella di avviare la coltivazione di orzo distico grazie alla sinergia con la malteria Saplo di Pomezia di proprietà di Birra Peroni, fornitrice dei semi d'orzo e del malto. Tutto questo passa attraverso la rivalorizzazione di aree di interesse storico, tra le quali il monastero di Santa Maria dell'Albaneta, in cui dimorò il fondatore dei gesuiti Sant'Ignazio di Loyola, e il recupero agricolo con la messa a coltura dei terreni.