Tir, moto, auto. Non c'è mezzo che sia sfuggito alla "sete di sangue" di un tratto d'asfalto che conta almeno il suo morto all'anno, se non di più. Senza parlare dei feriti, di coloro che miracolosamente riescono a portare a casa la pelle. E' la superstrada Cassino-Sora, da molti ribattezzata come la "superstrada maledetta".  

Febbraio 2004: un pullman di linea Cotral precipita da un cavalcavia sulla Cassino-Sora. Muore sul colpo Maria Capoccia, di 48 anni, e pochi giorni dopo - al San Camillo - anche la sedicenne Rocchina Cervi. Feriti una quarantina di ragazzi fra i 15 e i 16 anni.
Dopo quattro mesi, nel giugno del 2004, sulla stessa strada perdono la vita in cinque: nello scontro tra un'Alfa e una Lancia Y non sopravvivono Armando Manetta; Danilo Posito e sua sorella Erika di 19 e 21 anni; Giuliano Capaldi di 41 e Guido Scarnicchia di Sant'Angelo in Theodice, Picinisco e Villa Latina. Nel marzo del 2009 un tir precipita dal viadotto con tutto il carico di olio di girasole: muore il giovane conducente tunisino. Poi il 30 luglio del 2010 la vittima è Angelo Capraro, 30 anni, di Aquino; grave una ragazzina francese.

Due anni dopo, il 5 ottobre, uno schianto finisce per coinvolgere un'ambulanza: muore Domenico Brusca, 47 anni di Alvito, conducente del mezzo di soccorso. Altri due occupanti in prognosi riservata. Nel 2015, in agosto, è Francesco Di Folco di San Biagio a non farcela: l'impatto, fatale, contro un autocarro. Ottobre del 2016: Domenico Molendini, all'altezza di Casalucense, perde il controllo della sua Ford e finisce contro il guard-rail. Ancora nell'agosto del 2017 muore mentre va a lavorare Donatella Mollicone, 51 anni di Roccasecca, addetta alle pulizie dal Santa Scolastica. Queste sono soltanto alcune delle vittime della Cassino-Sora, l'elenco dei feriti è impensabile da ricostruire.

Dopo l'ennesimo tributo di sangue, l'associazione onlus "La Notte degli Angeli" ha lanciato il suo accorato appello: «Un dolore immenso, quello che accompagna la scomparsa delle giovane mamma. Preghiamo tutti per la sua bambina. Le nostre condoglianze più sentite alla famiglia. Al di là della dinamica, ora al vaglio dei carabinieri, pretendiamo che venga davvero messa in sicurezza l'arteria - ha dichiarato il presidente dell'associazione, Claudia Quinto - Non possiamo stare qui a contare l'ennesima, impagabile vita sottratta all'affetto dei suoi cari. Le istituzioni facciano la loro parte: servono più strumenti, come un numero maggiore di autovelox funzionanti, che possano mettere in sicurezza un'arteria trafficata e di fondamentale importanza».

Il suo mondo era racchiuso nello spazio di un abitacolo, di quattro lamiere dove c'erano le sue bambole, gli abbracci, le filastrocche e la felicità di un amore incondizionato, quello della sua mamma. Nessun altro posto avrebbe avuto più importanza, più valore. Poi un urto improvviso, violento, indescrivibile. La forza di quell'impatto ha fatto volare via - scaraventandoli sull'asfalto - i giochi, i peluche, i vestitini e pure la vita della donna al volante: la mamma non ce l'ha fatta a sopravvivere a quel tremendo schianto, nonostante l'arrivo immediato dei soccorsi. Serena Pezzella, 38 anni, madre di una bellissima bambina di due (non tre come trapelato nei primi momenti), non ha avuto alcuno scampo. E lei, la piccola guerriera, sta lottando con forza per sfuggire alla morte.

L'impatto con un autoarticolato sulla superstrada Cassino-Sora, in territorio di Sant'Elia, è stato così violento da catapultare la Lancia Y condotta dalla giovane mamma, originaria di Pontecorvo ma residente a Formia nel quartiere di Castellone, contro il guard-rail. All'arrivo dei soccorritori, giunti con prontezza, la scena è stata raccapricciante: la donna, uccisa dal montante della vettura. E la piccola, ostaggio di lamiere contorte, prigioniera di quell'abitacolo che prima era tutto il suo mondo.

Il compito dei vigili del fuoco di Cassino, chiamati a tirare fuori la bambina per affidarla in tempi record alle mani esperte dei sanitari del 118, è stato questa volta ancora più difficile del solito. Libera dall'inferno di ferro, la bambina è stata soccorsa e portata all'ospedale Santa Scolastica di Cassino da dove poi è stato deciso il trasferimento all'ospedale Bambino Gesù di Roma in eliambulanza visto l'aggravarsi del quadro clinico valutato dai medici. A preoccupare l'emorragia interna causata dall'impatto: a poche ore dallo schianto, come trapelato dagli ambienti sanitari, la bambina era in coma. Per la mamma, purtroppo, i soccorsi sono stati del tutto inutili. Il conducente del tir, originario del Napoletano, non ha riportato ferite di rilievo ma è comprensibilmente sotto choc.

A cercare di ricostruire con esattezza la dinamica del sinistro ci penseranno gli uomini dell'Arma della stazione di Sant'Elia e i colleghi della Compagnia di Cassino, agli ordini del capitano Ivan Mastromanno. Un accertamento non facile, che potrà contare oltre che sui rilievi effettuati anche sulle testimonianze degli altri automobilisti che sembrerebbero aver già escluso - in base a quanto riferito - una manovra azzardata.

Serena viaggiava in direzione opposta all'autoarticolato. Dove stesse andando e cosa sia accaduto in quella manciata di minuti che hanno preceduto l'impatto col mezzo pesante sono elementi al vaglio dei militari. Il caso, affidato al sostituto procuratore De Franco, necessita di opportuni approfondimenti. Fissato il conferimento dell'incarico per eseguire l'autopsia sul corpo della donna a venerdì, gli esami previsti saranno certamente successivi a questo necessario passaggio: quindi l'autopsia potrebbe avere luogo nella stessa giornata.

Forte l'apprensione per le condizioni della bambina: una lotta durissima. Diverse le comunità che, unite dal dolore, restano in silenzio. E nella preghiera. Accanto ai nonni Vinicio e Maria, i cittadini di Formia; quelli di Pontecorvo, di Pico e quelli di Atina, dove Serena aveva dei parenti ed era molto conosciuta.

di: Carmela Di Domenico