Al di là di ogni scaramanzia. L'udienza davanti al tribunale del Riesame di Reggio Calabria contro le misure emesse nell'operazione sulla clinica Villa Aurora è stata fissata per il 17 di questo mese. Gli avvocati degli indagati, infatti, hanno deciso di giocare le proprie carte davanti al tribunale delle Libertà per ottenere l'annullamento delle misure cautelari ma anche il dissequestro di beni che ammonta a 12 milioni di euro. Lo scorso 21 giungo, la Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare, nell'ambito dell'operazione Boreale. Da allora sono in carcere i sorani Alessandro Casinelli, 35 anni, indagato in qualità di socio al 50% e amministratore delegato del Gruppo Sant'Alessandro spa, il suo ex socio Giorgio Rea, 40, e l'avvocato ferentinate Pietro Domenico Mangiapelo, 50, mentre ai domiciliari è finito Francesco Margiotta, l'unico calabrese del gruppo.

A loro viene contestato il reato di associazione a delinquere per aver prima preso il controllo della società Villa Aurora e poi averne distratto il patrimonio, compiendo sostiene la procura atti di appropriazione e falsificando i bilanci. Ai domiciliari invece sono finiti i sorani Patrizia Ferri, 40, e Marco Petricca, 35. Gli avvocati Nicola Ottaviani, Ivano Nardozi, Paolo Pulciani e Mario Arcaro hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame per ottenere l'annullamento delle misure e dei sequestri. Contestata l'attualità e la concretezza della misura restrittiva. L'udienza è stata quindi fissata per martedì prossimo. E dall'esito di questa dipenderanno le strategie degli indagati. Tanto più che gli interrogatori di garanzia sono stati tenuti per rogatoria e non davanti al gip che ha firmato l'ordinanza. Gli indagati non avevano escluso, infatti, la possibilità di farsi ascoltare dal pubblico ministero reggino che ha coordinato le indagini della Guardia di finanza. L'inchiesta è nata dall'acquisizione, da parte del Gruppo Sant'Alessandro, all'epoca di proprietà di Casinelli e Rea, del 95% della società Villa Aurora. La denunciare era stata effettuata dalla proprietaria del restante 5% delle quote della clinica. Nel mirino della procura i finanziamenti infragruppo.