Trentacinque anni di reclusione, in totale, rispetto ai circa 50 chiesti dal pm: si è chiuso con la sentenza di ieri il processo a carico di sette giovani egiziani finiti nell'inchiesta "Gold Wash" della polizia sulla faida nata per la gestione degli autolavaggi a Cassino e fuori regione. A circa 10 giorni dalle intense discussioni degli avvocati Mariano Giuliano e Pasquale Cardillo Cupo, che hanno scelto di procedere con rito abbreviato, il tribunale si è espresso: assolti dalle accuse di estorsione e rapina. Condannati per l'ipotesi di tentato omicidio.

Pesanti le potesi di reato contestate, legate ai violenti episodi che portano gli inquirenti sulla pista della faida per la gestione degli autolavaggi, con due risse in centro, la più grave in viale Bonomi. Grazie alle indagini degli agenti del dottor Tocco il 2 agosto scattò l'operazione "Gold Wash": otto le misure cautelari che gli uomini del Commissariato eseguirono nei confronti dei cittadini egiziani ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, dei reati di tentato omicidio, rapina, estorsione, lesioni personali aggravate e danneggiamento. L'unico imputato che scelse il rito ordinario è stato già condannato lo scorso 16 maggio a 7 anni, sempre per l'ipotesi di tentato omicidio in concorso nei confronti di un connazionale.

A soffermarsi sui motivi che avrebbero sostanziato gli episodi di violenza - motivi poi ripresi e ripercorsi anche dal legale di parte civile, l'avvocato Claudio Persichino - era stato durante il processo il pm Bulgarini. La richiesta di rito abbreviato, lo ricordiamo, era stata condizionata proprio alle perizie: sulle spranghe, sui cellulari e una di tipo medico-legale (affidata alla dottoressa Lucidi) sul ragazzo che rischiò la vita dopo uno degli episodi finiti sotto la lente (e in relazione al quale fu contestata anche un'ipotesi di tentato omicidio). Per quanto riguarda le impronte, sembrerebbe essere risultato difficile reperire le impronte, tanto da rendere impossibile la comparazione. Circa la perizia medico-legale, invece, il Ctu avrebbe confermato l'ipotesi della difesa: il trauma riportato dal ragazzo finito a lungo in coma fu gravissimo.