Quel frammento di vernice isolato sullo scotch con cui Serena venne legata prima di essere trasportata nel bosco dell'Anitrella potrebbe essere un frammento di smalto per unghie. Forse proprio una "vernis à ongles", vernice per unghie, potrebbe essere il cuore di un giallo durato 17 anni. È questo il dettaglio fondamentale non l'unico, visto che si parla anche della presenza di schegge di legno sullo scotch che rappresenta certamente una novità, emersa ieri durante la trasmissione Rai "La vita in diretta", tornata ad occuparsi del delitto Mollicone ora che tra la pista polacca e la proroga d'indagine la verità nelle mani degli inquirenti potrebbe essere sempre più vicina.

La connessione tra uno smalto da donna il cui frammento sarebbe stato rilevato sul nastro adesivo e la pista polacca rappresenterebbe la chiave di volta: quel frammento in grado di dare un'identità alla mano assassina di Serena Mollicone potrebbe appartenere a una delle donne polacche che nel 2001 lavoravano e vivevano ad Arce e che pochi giorni dopo la morte della studentessa si erano rese irreperibili. Cosa possa legare, però, la morte di Serena alle due straniere quelle a cui gli inquirenti avrebbero prelevato saliva e impronte per le opportune comparazioni non è ancora stato chiarito.
Restano aperti importanti interrogativi: perché, se i risultati dovessero essere positivi, le due cittadine polacche avrebbero acconsentito a coadiuvare l'assassino o gli assassini di Serena a impacchettare il suo corpo prima di abbandonarlo nel bosco dell'Anitrella? Possibile che siano state "costrette"? E, soprattutto, da chi e perché? Le indagini, ormai alle battute finali, sveleranno ogni cosa. Il delicato incarico affidato al Ris chiamato a isolare la traccia nel frammento di vernice trovato sullo scotch (forse proprio di smalto) con cui Serena venne legata servirà a confermare o a smentire di essere di fronte alla "firma" dell'assassino. Le nuove analisi avrebbero rilevato anche tracce di polvere di cantiere: elemento, questo, che avvalorerebbe le ipotesi di papà Guglielmo.

La forza di un padre
Papà Guglielmo, in collegamento da Arce, la strada da seguire l'aveva già indicata da tempo. E lo ha ribadito con forza anche ieri. La morte di Serena è stata blindata all'interno della caserma di Arce, elemento ribadito soprattutto dal nuovo impulso investigativo. «Prima non si voleva arrivare alla verità: la morte di Serena era legata alla caserma di Arce e mi sono scontrato contro un muro di gomma - ha sottolineato Guglielmo-. Ora la situazione è cambiata. Con il procuratore D'Emmanuele, che vuole la verità, e grazie al colonnello Imbratta e al colonnello Cagnazzo vi è un'altra serietà che porterà a individuare l'assassino». Come ribadito durante la trasmissione, l'accelerazione in questa direzione viene data a partire dal 2016, quando la famiglia Mollicone attraverso l'avvocato De Santis deposita una memoria di 21 punti: i passaggi cruciali che serviranno agli investigatori per ripartire e andare avanti.

Attesa per gli indagati
Anche gli indagati restano in attesa: la nuova spinta investigativa della procura di Cassino ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di altri due sottufficiali (Suprano e Quatrale) per ipotesi differenti, insieme all'ex comandante di Stazione Mottola, a sua moglie e a suo figlio. Gli avvocati Emiliano e Francesco Germani, Rotondi e Candido e i rispettivi consulenti sono pronti. Con la nuova proroga accordata l'inchiesta non potrà essere chiusa prima dell'estate. «L'importante è che sia fatta chiarezza e che Serena abbia finalmente giustizia» ha commentato Guglielmo.