«È stata una partita organizzata come intimidazione, come violenza. I nostri giocatori sono stati aggrediti prima, durante e dopo la partita con sputi e violenza. È stato uno spettacolo indecoroso. Una gara diretta da un incapace e che oggi abbiamo scoperto essere un amico di famiglia, lavora nello studio di Roma della famiglia Stirpe. I miei avvocati sono a lavoro e faremo un esposto». Così Zamparini si è espresso pochi giorni dopo Frosinone Palermo. La denuncia querela, però, è stata sì presentata, ma nei confronti proprio dell'ex presidente del club rosanero. Le dichiarazioni esternate da Zamparini, finalizzate quasi a prospettare una sorta di macchinazione pilotata per determinare il risultato della partita, immaginando addirittura anche una sorta di legame tra il direttore di gara e la famiglia Stirpe, non sono state digerite da nessuno.
E dopo la querela depositata dal presidente del Frosinone Calcio Maurizio Stirpe, questa volta a presentarsi in questura è stato Curzio Stirpe, amministratore delegato dell'Impresa Benito Stirpe Costruzioni Generali Spa.

La denuncia per diffamazione a mezzo stampa, però, non è diretta solo all'ex patron rosanero Zamparini, ma anche al direttore del Giornale di Sicilia e al direttore del sito internet Mediagol. Ad essere oggetto della querela anche la notizia lanciata dal sito internet nella quale veniva riportato che «il direttore di gara figurerebbe come avvocato associato dello studio legale che ha preso in passato le difese della "Benito Stirpe Costruzioni", società che ha partecipato alla costruzione dell'omonimo stadio a Frosinone». Tuttavia, all'epoca della circostanza specifica citata da Mediagol, La Penna non era ancora avvocato abilitato e non poteva per questo comparire in giudizio, e, soprattutto, non ha seguito minimamente le vicende legali della "Benito Stirpe Costruzioni". Circostanze che tolgono, quindi, fondamento al teorema costruito dai siciliani. Le accuse, pesanti, hanno portato l'amministratore delegato dell'Impresa Benito Stirpe a tutelare l'onorabilità e l'immagine dell'azienda e a ristabilire la verità dei fatti.